Intervista a Ludovica Proietti
“Come diventare” è la rubrica di Senza Redazione che esplora i diversi lavori freelance, raccontati da chi li fa davvero.
di Cristiana Bedei
Ludovica Proietti ha studiato architettura e design, e racconta questi mondi con uno sguardo critico e appassionato scrivendo per testate come Elle Decor Italia, Design Wanted, Interni e Foster Magazine. Dopo un tirocinio con la curatrice Domitilla Dardi – da cui ha imparato “come una spugna” – ha iniziato anche a insegnare. Oggi è docente di storia del design e dell’architettura contemporanea in diverse università e istituti, e cura talk ed eventi per condividere domande, prima ancora che risposte. La curiosità è il suo metodo di lavoro: senza, dice parafrasando il celebrato designer Achille Castiglioni, non si raggiunge nessun obiettivo.
In questa intervista ci racconta come, da giochi di ruolo e mondi immaginari, è arrivata a scrivere i suoi articoli, cosa serve per iniziare e quali conoscenze rimangono imprescindibili.
Scrivi da quando eri molto giovane: quando e come la scrittura è diventata un lavoro e non solo una passione?
Ludovica Proietti: In realtà è diventata un lavoro molti anni dopo essere nata come hobby. Da adolescente, intorno ai quindici anni, ero piuttosto nerd e solitaria: oltre a leggere, passavo molto tempo nei giochi di ruolo online – ecco cosa accade a lasciare una ragazzina annoiata, sola e non supervisionata con un computer! Era un modo per vivere le avventure che leggevo nei libri insieme ad altre persone con le stesse passioni letterarie. Un intrattenimento sì, ma anche un esercizio continuo di immaginazione e scrittura, che mi ha aiutata a sviluppare una coscienza critica.
All’università, ho scelto di studiare architettura, pur senza il desiderio di diventare architetta in senso stretto: mi affascinava il mondo del progetto, che non è né solo arte né solo tecnica, ma un esercizio complesso per la mente umana. Ho sempre pensato che scrivere fosse una forma di progettazione: richiede metodo, struttura, intenzione. Non ho mai smesso di farlo. Anzi, più approfondivo la storia del design e dell’architettura, più sentivo il bisogno di raccontarla.
Qualche anno dopo la fine del mio percorso accademico, mentre lavoravo spesso nel “dietro le quinte” dei progetti e avevo iniziato a insegnare, ho deciso di sperimentare la scrittura per altri. Ho cominciato proponendo articoli a blog e riviste di settore.
Come sei arrivata a collaborare con realtà come Elle Decor Italia?
Ludovica Proietti: Dopo un periodo di scrittura più libera o per realtà piccole, la collaborazione con Elle Decor è arrivata un po’ a sorpresa. Salvatore Peluso e Bianca Felicori, entrati come guest curator per la sezione online, già conoscevano i miei articoli e mi hanno coinvolta per formare una nuova squadra curatoriale. Da lì è nato un rapporto di lavoro che è proseguito anche dopo la fine del loro incarico. Con altre testate, invece, è capitato sia che mi contattassero, sia che mi proponessi io, come ho fatto con Design Wanted, per cui scrivo in inglese.
Leggi anche: Come pubblicare il primo articolo
Quanto conta costruire una propria voce e una propria specializzazione?
Ludovica Proietti: È fondamentale. Ma ancora più importante è studiare, per imparare a gestire consapevolmente il proprio punto di vista. Quando scrivo, mi chiedo sempre se quello che ho da dire sia necessario; se non lo è, cerco almeno di chiarire perché quel progetto o quello spazio siano significativi in quel momento. Cosa raccontano, per chi, e soprattutto cosa significano per me. Solo dopo scelgo le parole, che fanno parte del mio vocabolario e del mio stile, cercando di non essere scontata o ridondante.
Che consiglio daresti a chi vuole intraprendere questa strada senza farsi scoraggiare dalla precarietà?
Ludovica Proietti: Serve molta passione e, più che sacrificio, resilienza. È una parola abusata, ma rende bene l’idea di cosa significhi lavorare nel back di questo mondo: ovvero, molto spesso, non essere protagonista, ma piuttosto una cassa di risonanza per il buon progetto. Cercare ciò che è ben fatto, consapevole, giusto, necessario.
Si comincia studiando, ma non solo a scuola. Capire architettura e design significa allenare lo sguardo, esplorare sentieri laterali, ancora poco battuti, capaci di generare un avanzamento culturale, più che tecnologico. Cercare storie, definirle, aiutarle a emergere. Scrivere sempre, anche di ciò che sembra interessare solo a noi, e circondarsi di persone che condividono la nostra stessa direzione.
Quali competenze, oltre alla scrittura, sono fondamentali?
Ludovica Proietti: Le conoscenze storiche e culturali sono imprescindibili. Bisogna conoscere il percorso del design – soprattutto quello contemporaneo – e saper riconoscere riferimenti, eventi, connessioni. Processi, aziende, designer e contesti si imparano entrando a fondo in questo mondo, ma sono fondamentali per costruire un vocabolario tecnico e preciso.
Altrettanto importanti sono l’aggiornamento continuo, la capacità critica e la lettura del presente.
Leggi anche: Come trovare idee per i tuoi articoli
C’è un errore che vedi spesso commettere da chi vorrebbe scrivere di design e che si può evitare fin dall’inizio?
Ludovica Proietti: Più che un errore, è l’idea che il design coincida solo con i grandi nomi o con il lusso. Il design è progetto, e gran parte di ciò che ci circonda nasce da un progetto umano. Conoscerlo significa comprenderne i processi, leggerne la trama, capire il passato e, forse, intuire il futuro.
Se potessi dare un solo consiglio pratico a chi oggi sogna di fare il tuo lavoro, quale sarebbe?
Ludovica Proietti: Scrivete prima di tutto per voi. Che sia un blog, una pagina dove raccogliere i vostri testi o un profilo Instagram, iniziate a raccontare progetti e immagini che vi interessano. Studiate le testate con cui vi piacerebbe collaborare, capite tono e linea editoriale, e proponete idee già pensate e strutturate. Non chiedete solo “posso scrivere per voi?”, ma mostrate che avete già qualcosa da raccontare, una voce capace di spiegare un punto di vista, una prospettiva.
Foto di Jacopo Monteferri
Senza Redazione ti è stato utile?
Se vuoi, puoi sostenere il progetto con un caffè virtuale.
Grazie mille!
