Il lavoro che verrà

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Binocolo panoramico rivolto verso il mare, simbolo di sguardo al futuro e ricerca di orientamento.

Come ogni fine anno, proviamo a immaginare cosa ci aspetta.

Abbiamo chiesto alla community di Senza Redazione di condividere una riflessione sul futuro del lavoro freelance.

Ne è uscita una fotografia a volte ironica, a volte preoccupata, ma soprattutto concreta: si parla di AI e di come cambierà la produzione, di fiducia e relazioni, di ascolto, di gusto, di modelli che non funzionano più e di strumenti nuovi che potrebbero aiutarci a orientarci meglio nel caos.

Questi punti di vista raccontano come sta cambiando il nostro mestiere e che cosa ci aspetta nei prossimi mesi.

Cristiana Bedei, giornalista e fondatrice di Senza Redazione

Le persone cercheranno sempre più strumenti per orientarsi, non flussi infiniti di informazioni. Il valore si sposterà su ciò che aiuta davvero a capire cosa poter fare, non solo cosa succede. Per noi freelance è un promemoria: la responsabilità verso il pubblico è ciò che definisce davvero il nostro mestiere, e nessuna automazione potrà sostituirla.

Francesco Carrubba, conduttore radiofonico, giornalista

Sono favorevole all’Intelligenza Artificiale, ma sono pessimista su come la percepirà e userà chi gestisce i flussi di lavoro. Ne temo l’impatto. L’IA non era ancora diffusa sul mercato che il valore della scrittura, intesa come skill, era già azzerato. Per restare a galla bisognerà formarsi e interagire ad alti livelli con l’IA. Ma il vero nodo è: saremo noi a guidarla o finiremo al suo servizio?

Daniele Erler, giornalista e consulente editoriale

Sui social, soprattutto su TikTok, c’è una nicchia molto divertente: gente che finge doti divinatorie o di arrivare dal futuro per annunciare sciagure, sempre in modo oscuro e allusivo. Vorrei farlo anch’io per predire il destino dei freelance: «In un giorno né troppo caldo né troppo freddo, il commercialista chiamerà. E la sventura cadrà su di noi». Ora salvo uno screenshot: poi dirò che vi avevo avvisati.

Francesca Finarelli, brand, content and narrative strategist

La rinascita della fiducia. È così che voglio vedere il 2026, come un anno in cui tornare a credere nelle relazioni: con clienti, partner, collaboratori, con il nostro pubblico e con noi stessi. La fiducia è una responsabilità, si dà e si riceve. Senza fiducia è impossibile lavorare. Direi anche vivere.

Fiducia nelle nostre risorse intellettuali. Fiducia nel rispetto dei patti. Fiducia nell’umanità!

Ilaria Marino, content strategist

Il 2026 sarà l’anno delle vere conversazioni. Mentre l’AI produce contenuti in secondi, chi dedicherà ore ad ascoltare si saprà differenziare. L’intelligenza artificiale ottimizza, quella umana intuisce. Nel 2026 le storie più belle nasceranno dall’unica cosa che nessun prompt potrà replicare: costruire relazioni. 

Francesco Mecucci, giornalista e consulente di comunicazione

Con la crisi delle redazioni tradizionali, il lavoro freelance sarà sempre più centrale. Non vorrei peccare di troppo ottimismo, ma mi piace dare fiducia a chi prevede che, mentre l’AI si occuperà della produzione meccanica di news e contenuti “commodity”, possano riaprirsi spazi per il giornalismo e la comunicazione veri, di qualità e adeguatamente retribuiti soprattutto per i freelance.

Vera Santillo, content manager & communication specialist 

Il freelance che crea non potrà più replicare modelli predeterminati per raccontare un brand, una storia, un prodotto, ma dovrà essere in grado di narrare il cambiamento come il segno di una crescita autentica fatta di inciampi e ripartenze. Servirà ascoltare più a fondo per restituire meglio. E per fare la differenza dovremo affinare il nostro gusto, formarci con libri e film preferendo la lentezza e l’approfondimento per tracciare rotte significative là dove l’IA macina solo dati.

Francesco Stati, giornalista professionista, direttore responsabile di Prismag 

Gli autonomi passeranno un’altra annata a barcamenarsi tra commesse sottopagate e onerose. Questo in larga parte a causa della scarsa attenzione alla qualità dei contenuti da parte degli editori, che preferiscono puntare unicamente sulla quantità. Il lavoro sarà meno: oggi l’IA assolve una grande parte degli incarichi (in meno tempo!) delegati ai lavoratori autonomi, tra l’altro spesso inquadrati con partita iva quando in realtà sono parte integrante delle redazioni con cui collaborano. 

Angelo Ventriglia, product manager di formazione

Saremo Rivali in AI

Rivale (dal latino rivalis, derivato di rivus, fiume): chi divide con un’altra persona l’acqua di un fiume per irrigare i rispettivi campi. 

Pre-vedo i freelance come Rivali che (con)dividono un fiume chiamato AI. Di acqua ce n’è per tutti, la differenza è nell’uso intelligente che ne faremo. 

Saremo Rivali, non Nemici né Eroi, che imparano e migliorano sempre. A patto di volerlo.


Foto di Pixabay via Pexels.com


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