Come diventare: editor di scolastica

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Foto ritratto di Sara Urbani su sfondo neutro.

Intervista a Sara Urbani

“Come diventare” è la rubrica di Senza Redazione che esplora i diversi lavori freelance, raccontati da chi li fa davvero.

di Cristiana Bedei


Sara Urbani è una science editor e science writer freelance.
Dopo una laurea in Scienze Naturali all’Università di Trieste e un master in Comunicazione della Scienza alla SISSA, ha lavorato per quasi vent’anni nella redazione di Zanichelli editore, curando la progettazione e produzione di libri scolastici e universitari di materie scientifiche.

Da qualche anno è libera professionista: affianca diverse case editrici scolastiche, scrive articoli per riviste online, collabora con l’agenzia di comunicazione scientifica formicablu, cura l’ufficio stampa per il Cassero LGBTQIA+ Center di Bologna e si dedica anche a podcast e guide di viaggio.

In questa intervista racconta come si entra in questo settore, che tipo di collaborazioni sono più comuni e perché un pizzico di creatività può fare la differenza nel proporsi.

Come sei entrata nel mondo dell’editoria scolastica? 

Sara Urbani: Ho iniziato mentre stavo finendo il master in Comunicazione della Scienza alla SISSA: ho risposto a un annuncio sul Corriere della Sera (vent’anni fa funzionava ancora così, lo so che oggi sembra la preistoria).

Mi ero appena laureata in Scienze Naturali e avevo fatto solo una breve esperienza con Editoriale Scienza, una piccola casa editrice triestina specializzata in libri per bambini e ragazzi. Quella proposta mi sembrava un’occasione da non perdere.

Ricordo che la selezione per entrare in Zanichelli – prima a Milano e poi a Bologna – è stata piuttosto impegnativa, ma quando finalmente ho iniziato a lavorare in redazione ero carichissima. Volevo capire tutto di come funzionava il “magico” mondo dell’editoria.

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Com’è stato il tuo primo incarico? Ti occupavi già di editing o di altro?

Sara Urbani: Avevo poche basi di editing, apprese durante il master, ma l’editoria scolastica è un settore complesso, con regole tutte sue, che ho imparato sul campo.

All’inizio mi hanno affidato piccoli incarichi, sempre seguita da un collega più esperto: soprattutto correzione bozze e ricerca iconografica, che – all’epoca – si faceva ancora quasi tutta su carta.

Man mano che acquisivo sicurezza, ho iniziato a seguire più da vicino autori e autrici, progettando insieme a loro i testi, nei contenuti e nella veste grafica. Il mio ruolo era accompagnare il libro dalla fase di ideazione fino al “visto si stampi”, lungo un processo che dura mesi, a volte anni, e che oggi è sempre più digitale.

Oggi in cosa consiste il tuo lavoro?

Sara Urbani: Fino a un paio d’anni fa ero senior editor in Zanichelli, dove soprattutto coordinavo progetti di corsi di scienze per le scuole superiori. Seguire quei progetti significava gestire squadre di lavoro composte da decine di persone: autrici e autori, chi si occupa di revisioni, correzione bozze, grafica, illustrazione, ricerca iconografica, service esterni per i contenuti multimediali… Tutte figure impegnate nelle diverse fasi di lavorazione, fino ad arrivare – sperabilmente nei tempi – alle centinaia o migliaia di pagine pronte per la stampa.

A un certo punto ho sentito il bisogno di fare anche altro, e ho scelto di mettermi in proprio. Oggi collaboro ancora con case editrici scolastiche, ma affianco a questo lavoro attività più giornalistiche: scrivo articoli (soprattutto per Il Bo Live e La ricerca), insegno, realizzo podcast, mi occupo di ufficio stampa.

Come funziona di solito la collaborazione con le case editrici scolastiche? Sono incarichi stabili, stagionali, a progetto?

Sara Urbani: Il ciclo di lavorazione dei libri scolastici è abbastanza stagionale: devono uscire più o meno tra Natale e Pasqua, quindi si parte almeno un anno prima, perché il lavoro è tanto. Dipende poi se si tratta di una novità assoluta – che parte da zero e può richiedere anche più anni – o di una nuova edizione da aggiornare, che di solito ha tempi più brevi.

Le figure coinvolte nelle varie fasi possono avere incarichi molto diversi tra loro. A parte chi coordina, che in genere lavora all’interno della casa editrice, tutte le altre collaborazioni sono esterne e durano quanto serve a portare a termine il proprio compito. Chi scrive dieci schede, per esempio, avrà un contratto breve; chi segue tutto un volume da editor, interfacciandosi con chi scrive e con chi si occupa del progetto grafico, lavora per diversi mesi.

Quali competenze servono per lavorare in questo ambito? E quali esperienze hai trovato più utili?

Sara Urbani: Tutto quello che so l’ho imparato sul campo, ma credo che le competenze più utili per lavorare nell’editoria scolastica siano una buona solidità nella scrittura, per tutti i compiti autoriali o para-autoriali, e una grande precisione, soprattutto nella fase di editing e correzione delle bozze. E poi, naturalmente, è importante avere almeno un po’ di familiarità con la materia.

Non serve un dottorato in archeologia per contribuire a un libro di storia delle medie, ma se si lavora a un manuale di tedesco bisogna conoscere la lingua, e se si lavora su un libro di musica è utile saper leggere le note.

Non menziono nemmeno l’organizzazione e il rispetto delle tempistiche, perché in una lavorazione così complessa, che coinvolge molte persone, è fondamentale restare nei tempi per non creare problemi a chi lavora con te.

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C’è spazio per chi inizia da freelance? Quali tipi di collaborazioni sono più comuni all’inizio?

Sara Urbani: Secondo me c’è ancora spazio, soprattutto per chi lavora come freelance, perché il mercato della scolastica è relativamente in salute rispetto ad altri settori dell’editoria. I ruoli interni alle case editrici sono pochi, quindi non è facile trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Dall’esterno, però, è più facile iniziare a collaborare con modalità diverse.

Ovviamente (come in molti altri ambiti) la difficoltà principale è farsi conoscere. Ma per come l’ho vissuta io, una volta stabilito un contatto e concluso un primo progetto, spesso si riesce ad avviare un ciclo di collaborazioni abbastanza stabile.

All’inizio si parte quasi sempre con lavori più piccoli, anche per testarsi a vicenda, e poi, con il tempo, le cose possono evolvere. Conosco persone che hanno cominciato scrivendo qualche esercizio a fine capitolo e oggi lavorano in modo continuativo avendo ottenuto la fiducia della redazione interna.

Che consiglio daresti a chi vorrebbe lavorare nell’editoria scolastica ma non sa da dove cominciare?

Sara Urbani: Prima di tutto, non bisogna aver paura di proporsi. L’importante è capire per quali ruoli o per quali materie ci si sta candidando. Un buon punto di partenza può essere esplorare i siti e i profili social delle principali case editrici scolastiche italiane: il mercato è dominato da pochi grandi gruppi (Zanichelli, Mondadori-Rizzoli, La Scuola-SEI, Deascuola, tra gli altri), che ogni anno pubblicano centinaia di novità o nuove edizioni e hanno spesso bisogno di collaborazioni. Oppure seguire aggregatori come GdL o newsletter dedicate, come Lavori per chi scrive.

A volte cercano figure specifiche, ma ci si può anche proporre spontaneamente, meglio se con un’idea concreta: un’attività per l’orientamento, un podcast sulle scienziate famose, un video per raccontare le civiltà antiche… Per me la creatività è una chiave per farsi notare e distinguersi da chi invia solo un curriculum generico.

Infine, è utile sapere che ci sono periodi dell’anno in cui è più facile ricevere risposta: meglio evitare i mesi più intensi della produzione, cioè l’autunno e l’inverno, quando le redazioni sono concentrate sulla chiusura dei libri.


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