Come diventare: conduttore radiofonico

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Francesco Carrubba sorride con le braccia incrociate, indossa una maglietta nera e ha un paio di cuffie attorno al collo, su sfondo neutro.

Intervista a Francesco Carrubba

“Come diventare” è la rubrica di Senza Redazione che esplora i diversi lavori freelance, raccontati da chi li fa davvero.

di Cristiana Bedei


Francesco Carrubba è conduttore radiofonico, giornalista e autore. Ha iniziato da giovanissimo in una radio locale, CiaoComoRadio, dove dice di aver imparato tutto. Da lì, ha costruito una carriera che lo ha portato a lavorare per emittenti come Radio Marconi, Radio Italia, Radio Popolare, Adj Channel, fino ad arrivare al palinsesto di Radio LatteMiele

Con l’audio-rubrica “Le parole della sostenibilità” (Inblu2000) ha vinto il Premio CoReVe 2025 (avvistato tra le segnalazioni della newsletter “Lavori per chi scrive”).

Parallelamente, partecipa a giurie musicali come quella di “Voci per la Libertà – Premio Amnesty International Italia” e recensisce dischi su Rockit. Scrive anche di innovazione su Blast, di vino su I Grandi Vini, di sport su Puntero.

In questa intervista racconta com’è iniziato tutto, cosa significa fare radio oggi e cosa consiglierebbe a chi sogna di parlare a un microfono.

Come hai iniziato a lavorare in radio? Hai seguito un percorso specifico o sei arrivato da altri ambiti?

Francesco Carrubba: A Como, dove sono nato e cresciuto, c’è il festival letterario “Parolario”. Da studente ero nello staff. In un’edizione ci fu una partnership con Radio Marconi. Amavo già ascoltare l’etere – passione trasmessa da mia mamma e condivisa con amici – ma vedere da vicino gli strumenti di un’emittente mi colpì moltissimo. In piazza, durante gli eventi, c’era anche il conduttore Marco Casa: credo di aver vissuto con lui la mia primissima volta al microfono.

Sempre in quell’occasione incontrai anche CiaoComoRadio, la radio della mia città. Non avevo ancora finito il liceo quando mi presentai lì d’estate: rimasi per un mesetto, per vedere come funzionava. Ci tornai il primo anno di università, e da lì cominciò un vero e proprio apprendistato: ho imparato tutto – conduzione (dirette, musica, intrattenimento, interviste, concerti, informazione, comicità), mixer, editing audio. Forse il modo più bello per iniziare è proprio questo, partire dalle radio locali, che purtroppo oggi sono sempre meno.

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Ti ricordi il tuo primo programma o la tua prima diretta? Com’è andata e come l’hai ottenuta?

Francesco Carrubba: ​​Con Marco Casa, su Radio Marconi, avevo raccontato la mia esperienza al festival “Parolario” – credo si trattasse di una registrazione. Le prime dirette vere e proprie le ho fatte a CiaoComoRadio.

Quando mi sono presentato la prima volta, durante le superiori, ero semplicemente troppo giovane. Ma al primo anno di università l’editore Lorenzo Canali, insieme a suo fratello Alessandro, mi ha dato spazio e fiducia. Così è nato, in maniera molto naturale, il mio primo programma: “Ricomincio da Tre”.

Eravamo un piccolo team, in studio e in collegamento, con momenti comici e spunti musicali. Una sera a settimana ospitavamo musicisti per interviste e showcase live, sceglievamo le canzoni, cercavamo di far sorridere chi ci ascoltava.

Insomma, facevamo la radio. Avevamo qualche sponsor. E abbiamo persino trascorso un indimenticabile Capodanno in onda…

Come funziona il lavoro in radio?

Francesco Carrubba: Credo che un buon numero di conduttori radiofonici italiani sia libero professionista. Spesso gli speaker usano la voce anche per altri progetti: spot, programmi tv, documentari, audiolibri. 

A volte affiancano il lavoro in radio a quello in tv, nel giornalismo o nell’intrattenimento: eventi, spettacoli, serate come vocalist o deejay.

Guardando solo al ruolo di conduttore, capita che una collaborazione con un’emittente duri a lungo, senza però un contratto da dipendente.

Tra i canali più usati per farsi conoscere ci sono i demo e i provini. In generale, come in molti ambiti, è importante sentirsi parte di una rete professionale.

Oltre alla conduzione, ti occupi anche di scrivere i testi, montare, proporre idee?

Francesco Carrubba: Il rapporto tra scrittura e radio è particolare. Ad eccezione dei notiziari e dell’informazione in genere – dove si legge per garantire correttezza e precisione – la conduzione in diretta deve essere il più possibile spontanea e libera.

È lì che si gioca buona parte del lavoro. Detto questo, avere una traccia è sempre utile: io preparo una scaletta di appunti, ma cerco di lasciare spazio all’improvvisazione e a pensieri nuovi.

Ho fatto anche l’autore di testi e contenuti per la radio, cosa che mi ha aiutato a perfezionare la conoscenza del linguaggio radiofonico.

Anche il montaggio rientra tra le cose che so fare – è utile soprattutto per le produzioni registrate, come accade nei podcast. Propongo idee in continuazione.

Quali competenze servono davvero per lavorare in radio oggi? E quali sono sopravvalutate?

Francesco Carrubba: Anche la radio dev’essere sempre più cross-mediale. La messa in onda resta la missione principale, ma si affianca ad altri mondi.

Un programma può andare in onda in FM, DAB, in streaming, via app, e in molti casi anche in video. Le telecamere in studio ormai sono frequenti.

Non bisogna dimenticare i social, fondamentali per costruire l’immagine dell’emittente e alimentare la community.

Le radio vivono anche di marketing, pubblicità, eventi, iniziative speciali. Le competenze utili sono tante: dalla tecnica del suono alla programmazione musicale, dai rapporti con la discografia e con gli artisti alla grafica…

Tra le qualità forse più sopravvalutate oggi c’è la “voce”, intesa come timbro perfetto. Se un tempo dominavano gli speaker impostati e con dizione impeccabile, oggi quel modello è più raro.

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Ci sono format o ruoli più accessibili per chi comincia?

Francesco Carrubba: Le radio locali purtroppo sono sempre meno. Ci sono però le web radio: alcune ben organizzate, altre che faticano a sopravvivere.

Nonostante tutto, trovare un microfono da cui parlare è ancora possibile. Può essere una piccola emittente, una buona web radio o anche un podcast. Le radio universitarie fanno spesso un lavoro intelligente.

Una volta entrati in una realtà, si cerca di capire cosa può servire: un programma su un argomento specifico, per esempio. Negli ultimi anni, poi, sono nate diverse scuole che offrono una base di competenze: dalla conduzione alla regia, dalla comunicazione al marketing.

Che consiglio daresti a chi sogna di lavorare in radio?

Francesco Carrubba: Io ho sempre cercato di trasformare la mia passione in lavoro. È una battaglia, ma anche un desiderio che ho continuato a inseguire, alimentare, non mettere mai da parte.

A chi sogna la radio consiglio di frequentarne una: anche piccola va benissimo. Il mestiere si impara soprattutto sul campo. Poi, il percorso può intrecciarsi con la formazione: corsi, università, master… E non va trascurata la rete di contatti.

Partecipare a eventi dove sono presenti conduttori ed editori può aiutare a respirare l’atmosfera e iniziare a farsi conoscere.

Non c’è una formula magica. Anzi, forse sì: trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Ma questo, in fondo, vale un po’ per tutto.


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