Cosa fare quando senti di avere bisogno di una pausa dal giornalismo

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Persona sdraiata sull’erba in un prato fiorito, rilassata, con le braccia aperte e gli occhi chiusi – simbolo di pausa, riposo e benessere mentale.

di Aldana Valdes


Nel giornalismo, stress e ansia non sono certo una novità. Già nel 1999, un articolo della Columbia Journalism Review riportava che quasi il 40% degli editor negli Stati Uniti soffriva di problemi di salute legati al lavoro, dall’insonnia all’alcolismo, fino all’ipertensione. All’epoca non esistevano i social media, e pochissime redazioni erano online. Eppure, nell’informazione si lavorava per molte ore e ci si occupava di temi complessi – fattori che continuano a generare stress anche oggi.

Nel 2015, il Global Center for Journalism & Trauma [precedentemente conosciuto come Dart Center for Journalism & Trauma] ha rilevato che tra il 4 e il 59% delle giornaliste e dei giornalisti presenta sintomi di disturbo post-traumatico da stress (PTSD), a seconda dell’area in cui lavorano o degli argomenti che trattano. Negli anni successivi, la pandemia, le tensioni sociali e le crisi economiche a livello globale hanno aggravato la situazione.

Cosa possiamo fare, oggi, per prenderci cura della nostra salute mentale? Come capire se abbiamo bisogno di una pausa?

Ecco alcuni consigli da parte di coach professioniste che lavorano con giornaliste e giornalisti in tutto il mondo.

Quello che non ti insegnano a scuola di giornalismo

Phoebe Gavin, coach specializzata in carriera e leadership, racconta di osservare sempre più spesso casi di burnout professionale – o comunque segnali e descrizioni che indicano un forte disagio nel modo in cui le persone vivono il lavoro.

Secondo Gavin, è l’effetto di una stratificazione di fattori stressanti che chi fa giornalismo affronta ogni giorno. Questo mestiere porta a confrontarsi costantemente con temi difficili – soprattutto negli ultimi anni: la pandemia, le proteste, la guerra. A questo si aggiunge l’incertezza economica, che da tempo grava sull’intero settore.

La fondazione The Self-Investigation, nata per promuovere il benessere delle persone che lavorano nell’informazione, cerca proprio di incoraggiarle a prendersi cura di sé. Una delle formatrici della fondazione, Aldara Martitegui, indica nella pandemia uno dei motivi principali dell’attuale situazione. Per molte e molti giornalisti non abituati a coprire situazioni ad alto rischio, quel momento è stato un punto di svolta.

“Per la prima volta ci siamo ritrovati a raccontare una realtà dura e complessa che, allo stesso tempo, colpiva anche noi”, spiega. Secondo Martitegui, quella crisi ha spinto molti giornalisti fuori dal ruolo di semplici osservatori, rendendoli parte coinvolta.

“Molti di noi hanno capito di non avere gli strumenti per affrontare una situazione simile”, continua. “E questo ci ha resi più disposti ad ammettere che ci mancano le risorse emotive per gestire certe esperienze – quelle che nessuno ci insegna a scuola”.

Leggi anche: #ComeTiSenti: risorse e strumenti per la salute mentale

Comunicare i propri limiti

The Self-Investigation, spiega Martitegui, cerca di creare uno spazio in cui giornalisti e giornaliste possano acquisire consapevolezza delle condizioni in cui lavorano. Ma anche capire cosa serve davvero per fare il tipo di giornalismo in cui credono, “partendo da uno stato mentale lucido, calmo, non agitato”.

Da questa riflessione possono nascere alcune domande, dice Martitegui:

  • “Mi è davvero utile essere sempre connessa alle notizie e ai social?”
  • “Che impatto ha tutto questo sulla mia vita?”
  • “Che tipo di giornalista voglio essere?”
  • “Posso esserlo nella redazione in cui lavoro?”

Una delle difficoltà più comuni osservate dal team di The Self-Investigation è proprio la difficoltà di esprimersi. “Vediamo molta frustrazione in chi si sente sopraffare dal carico di lavoro e non riesce a dire: ‘Basta, non ce la faccio’. C’è molta paura”, racconta.

Capita anche tra chi lavora come freelance, spesso riluttante a rifiutare incarichi per il timore di non riceverne più.

Anche Gavin è d’accordo: “Alla fine si tratta di limiti e aspettative, e di capire con chiarezza le proprie.” È importante comunicare cosa ci sembra giusto: “Non possiamo aspettarci che partner, manager o colleghi indovinino da soli di cosa abbiamo bisogno.”

Il ruolo delle redazioni

Chi occupa ruoli manageriali dovrebbe accogliere i limiti e le aspettative di chi lavora con loro, ed essere disponibile a confrontarsi su ciò che “ha più senso per te come persona, pur continuando a servire il pubblico e mantenere in piedi il nostro lavoro”, spiega Gavin.

Non tutte le redazioni, però, sono così ricettive. Per questo è utile informarsi e “capire quali testate tendono a spremere il personale e quali invece hanno iniziato a rendersi conto che esiste un problema”.

Alcune persone in ruoli di leadership stanno cominciando a notare l’impatto dello stress sulle proprie redazioni. Mentre diversi giornalisti e giornaliste scelgono di cambiare mestiere, chi li dirige si rende conto che sta perdendo talento. “C’è preoccupazione, perché molte persone stanno davvero sperimentando un burnout e vogliono lasciare la professione”, racconta Martitegui.

Forse è anche per questo, ipotizza, che cresce l’interesse per il benessere mentale ed emotivo di chi scrive: “Il giornalismo ha bisogno di professionisti e professioniste in salute. Serve il giusto stato mentale per fare buon giornalismo”.

Leggi anche: Come affrontare stress e burnout nel giornalismo

Altri consigli pratici

Metti tutto nero su bianco

Prenditi del tempo per mettere per scritto cosa stai facendo, come ti senti e come vorresti sentirti, suggerisce Gavin. “Una volta che è tutto su carta, puoi analizzare le cose con un po’ più di distacco emotivo, invece di continuare ad avere quei pensieri che ti ronzano in testa”, spiega.

Fatti queste domande: Quali di queste cose dipendono da me? Posso cambiarle? Quali supposizioni sto facendo su di me o su altre persone?

Riconosci il tuo valore

Più conosci te e il tuo lavoro, meglio riuscirai a presentarti come una risorsa di valore. “Più riscirai a costruire competenze e portfolio e a coltivare relazioni professionali in maniera strategica, più possibilità avrai tra cui scegliere,” dice Gavin.

Entra nel dettaglio

“Avere un vocabolario emotivo più ricco e capire davvero cosa significa burnout – al di là dei modi in cui lo si sente nominare sui social – può aiutarci molto a capire cosa ci serve davvero,” aggiunge.

Allena l’assertività

Secondo Martitegui, per essere assertive servono due ingredienti: rispetto e fermezza. Fa un esempio di frase che può essere utile: “Capisco che per te sia importante, capisco il tuo bisogno. Ma non posso farlo e non lo farò, perché farlo significherebbe non potermi riposare.”

Parla con colleghi e colleghe

Confrontarsi aiuta a ritrovare motivazione e combattere il senso di smarrimento. “Ci aiuta a riconnetterci con i valori, i principi e gli obiettivi del giornalismo – e a riscoprire quell’entusiasmo che ci ha portato fin qui,” conclude Martitegui.


Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese sul sito dell’International Journalists’ Network e viene condiviso qui in traduzione per gentile concessione.

Foto di Pixabay via Pexels.com


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