di Anna Patton (traduzione di Cristiana Bedei)
Sui media di tutto il mondo, le prime pagine sono dominate da tensioni geopolitiche e guerre. Un’informazione continua su questi temi è fondamentale — ma ci sono anche altri punti di vista che meritano attenzione, spiega Lola García-Ajofrín, giornalista multimediale spagnola.
“Quando tutte e tutti parlano di un problema, puoi portare valore aggiunto facendo domande e cercando ciò che manca”, racconta. Per esempio: come hanno fatto, in passato, società divise da un conflitto a iniziare un percorso di riconciliazione? È da lì che è nata la sua storia su uno scambio epistolare che, nel secondo dopoguerra, metteva in contatto studenti francesi con coetanei di altri Paesi europei.
“Se 99 giornalisti su cento devono raccontare un problema, il rimanente 1% dovrebbe chiedersi: ‘E ora, cosa possiamo fare?’” dice Oliver Balch, freelance britannico che vive in Portogallo. “È questo che mi appassiona del solutions journalism [giornalismo delle soluzioni].”
Secondo il Solutions Journalism Network (SJN), questo tipo di giornalismo è “un racconto accurato e coinvolgente di risposte a problemi sociali”. Per essere definito tale, un articolo deve includere quattro elementi fondamentali:
- Come funziona la risposta
- Quali prove ne dimostrano l’impatto
- Quali sono i suoi limiti
- Quali spunti offre per altri contesti
Testate importanti come il New York Times e la BBC hanno creato sezioni o programmi dedicati al giornalismo delle soluzioni, mentre altre pubblicano contenuti simili senza etichettarli in modo esplicito. Esistono anche testate specializzate, come Positive News, Reasons to be Cheerful e Next City, nate proprio con questo approccio.
Per chi lavora come freelance, tutto questo apre possibilità concrete per raccontare storie poco esplorate — anche se trovare idee valide, scegliere il formato più adatto e proporre l’articolo nel modo giusto può non essere semplice.
Balch, García-Ajofrín e Tina Rosenberg (cofondatrice del Solutions Journalism Network) hanno condiviso alcuni suggerimenti utili per orientarsi. Ecco i principali:
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Cerca idee con particolare attenzione
Chi vuole scrivere articoli di giornalismo delle soluzioni deve selezionare le storie con grande cura.
“Molti soggetti che propongono soluzioni cercano visibilità per far decollare la loro idea, ma non è il nostro compito diventare parte della loro strategia di comunicazione o raccolta fondi”, ha spiegato Balch, giornalista freelance specializzato nel ruolo delle imprese nella società, che collabora regolarmente con testate come Financial Times e Reuters. “Mi sento molto più tranquillo quando sono io a scoprire una storia, piuttosto che riceverla da qualcuno che ha un interesse diretto, anche quando ne condivido la causa.” Le voci di corridoio o le segnalazioni da terzi indipendenti, invece, “valgono oro”.
Secondo Balch, classifiche e premi che mettono in luce imprese, progetti o organizzazioni possono offrire ottimi spunti per approfondire. Tiene anche i contatti con alcune agenzie di comunicazione e PR di fiducia, che selezionano con attenzione i clienti — e che a volte segnalano realtà anche non incluse nel loro portafoglio.
Una buona soluzione, comunque, deve avere già una storia da raccontare. “Non può essere solo un’idea, e probabilmente non può nemmeno essere nella primissima fase di sviluppo”, ha aggiunto. Anche il fatto che chi ha creato il progetto abbia un legame personale forte con il problema che vuole risolvere può essere un elemento di credibilità.
Parti dal problema — e cerca chi si distingue in positivo
Secondo Tina Rosenberg, già editorialista del New York Times e vincitrice del premio Pulitzer, chi fa giornalismo freelance dovrebbe cercare storie che raccontano quelli che l’SJN definisce positive deviants: soggetti o realtà che ottengono risultati migliori della media in un contesto difficile.
“Si può partire dicendo: ‘Ho sentito parlare di una risposta interessante a un problema’ — ed è così che nasce probabilmente il 90% degli articoli di giornalismo delle soluzioni. Tipo: ‘C’è questa ONG che fa una cosa utile’, oppure ‘C’è un programma pubblico che sta funzionando bene’”, ha spiegato. “Ma l’approccio che preferisco è un altro: partire dal problema e poi cercare i dati, capire chi sta facendo meglio su quel fronte.”
Per esempio, invece di usare i dati sui tassi di criminalità per raccontare dove le cose vanno peggio, si può cercare chi ha i tassi più bassi o ha registrato un calo importante. “Che cosa hanno fatto? E c’è una storia da raccontare lì?”
Guarda come si affrontano problemi simili altrove
Lola García-Ajofrín ha lavorato in diversi Paesi e porta spesso un approccio internazionale nei suoi articoli. Oggi coordina il progetto transfrontaliero Pulse per il quotidiano spagnolo El Confidencial.
Qualunque sia il tema, guardare fuori dai confini nazionali può offrire nuove prospettive: “Da qualche parte, qualcuno ha già trovato — o almeno cercato — una soluzione”, ha detto. “È un modo bellissimo di affrontare un problema da un’angolazione completamente diversa.”
Dopo le alluvioni mortali che hanno colpito la Spagna nel 2024, ad esempio, García-Ajofrín ha raccontato i risultati dei sistemi di monitoraggio delle piene adottati in Austria e in Repubblica Ceca.
Chiedi come
Secondo García-Ajofrín, la parola chiave per sviluppare qualsiasi articolo è come — e vale anche quando si sta raccontando un problema.
Durante un reportage sugli effetti della crescente popolazione di orsi in Romania, ha chiesto a chi incontrava in che modo le comunità stavano reagendo. In un villaggio, molte persone hanno parlato di un approccio insolito: la “convivenza”. Ed è diventato un articolo di giornalismo delle soluzioni.
Valuta formati alternativi
Fare giornalismo delle soluzioni non significa necessariamente produrre analisi lunghe e approfondite: anche un’intervista o un ritratto possono raccontare risposte efficaci, ha spiegato Balch. Non solo sono più rapidi da realizzare, ma permettono anche di dare subito spazio alla soggettività, mettendo al centro la prospettiva della persona intervistata.
“Se credi nella persona e nella sua passione, il tuo ruolo è solo quello di darle voce”, ha detto. E quando si tratta di storie e voci che solitamente non ricevono attenzione, “è una delle cose più utili che posso fare come giornalista”.
Negli anni, García-Ajofrín ha realizzato anche giochi interattivi e fumetti con un taglio giornalistico orientato alle soluzioni. Proprio il fumetto è stato il formato scelto per raccontare come alcune comunità delle favelas brasiliane avevano risposto alla pandemia di Covid-19. Da un lato per motivi pratici — in quel periodo non era possibile filmare o fotografare le persone — ma anche perché il linguaggio del fumetto offriva la possibilità di rappresentare gli abitanti come protagonisti positivi: un ruolo che raramente viene loro attribuito.
Chi lavora come freelance e vuole sperimentare il giornalismo delle soluzioni anche al di fuori dei formati tradizionali può trovare risorse utili sul sito del Solutions Journalism Network, con esempi e strumenti per podcast, TV, social e libri.
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Come proporre una storia orientata alle soluzioni
Secondo Balch, la parte più difficile del giornalismo delle soluzioni è convincere le redazioni a pubblicarlo. “Esiste tutto un settore — quello delle relazioni pubbliche — che vuole promuovere buone notizie, quindi è normale che le redazioni siano diffidenti e abbiano il timore di finire in quella trappola”, ha spiegato.
Quindi, come rendere efficace la tua proposta?
(1) Offri contesto
Ci vuole tempo per guadagnarsi la fiducia di chi decide e dimostrare che non si sta proponendo una velina promozionale. Un modo per chiarirlo fin da subito, dice Balch, è spiegare perché quella soluzione non è perfetta, o perché il contesto è complesso.
“Includi un po’ di contesto per far capire a chi ti legge che sei consapevole dell’esistenza di molte risposte diverse. Spiega perché stai mettendo in evidenza proprio questa”, ha suggerito Rosenberg. “Non presentarla come l’unica soluzione possibile o come una formula miracolosa.”
E non è necessario definirla subito come una storia di giornalismo delle soluzioni. “È meglio quando a farlo è direttamente il giornale che la pubblica — ma la maggior parte delle redazioni non è ancora pronta. Alcune sono addirittura diffidenti, anche se a torto, verso questa definizione.”
(2) Ricorda le basi di ogni buon pitch
Secondo Rosenberg, ogni proposta dovrebbe sempre rispondere chiaramente a tre domande fondamentali:
- Perché questa storia?
- Perché adesso?
- Perché proprio tu?
(3) Sappi che il tempo che investi non è mai sprecato
Investire tempo nella preparazione di un pitch ben fatto richiede impegno — e non c’è alcuna garanzia che venga accettato. Ma per Rosenberg, è comunque un lavoro che vale sempre la pena.
“Se alla fine non è una storia, meglio: l’hai scoperto. Se invece lo è, troverai qualcuno disposto a pubblicarla”, ha detto. “C’è sempre qualcuno pronto ad accogliere una buona storia.”
Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese sul sito dell’International Journalists’ Network e viene condiviso qui in traduzione per gentile concessione.
Foto di Pixabay via Pexels.com
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