di Nazlee Arbee (traduzione di Cristiana Bedei)
Il giornalismo è da sempre caratterizzato da ritmi serrati, scadenze ravvicinate e una modalità di lavoro iperconnessa. Negli ultimi anni, però, la pressione è aumentata: ostilità politica, tagli ai finanziamenti e un panorama mediatico in continua evoluzione hanno reso ancora più difficile tutelare la salute mentale di chi fa informazione.
Secondo The Self-Investigation, il 60% di chi lavora nei media sperimenta alti livelli di ansia, e il 20% soffre di depressione. Il rapporto “2025 State of Work-Life Balance in Journalism” di Muck Rack indica che il 50% dei giornalisti e delle giornaliste ha pensato di lasciare la professione nell’ultimo anno, e il 38% ha visto la propria salute mentale peggiorare.
Ecco alcuni consigli pratici per prendersi cura del proprio benessere.
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1. Crea o unisciti a una rete di supporto
Chi cerca un aiuto al di fuori della terapia psicologica tradizionale può valutare la possibilità di creare una mailing list o un gruppo su Whatsapp, Signal o Telegram insieme a colleghe e colleghi che affrontano difficoltà simili. Se coordinare un gruppo ti sembra troppo impegnativo, puoi scegliere di unirti a una rete già esistente.
Far parte di una rete più piccola offre la possibilità di condividere esperienze in un ambiente più riservato. Può diventare uno spazio sicuro in cui confrontarsi nei momenti più difficili, legati alla salute mentale e allo stress sul lavoro. I gruppi di supporto funzionano bene quando offrono la libertà di parlare apertamente di ciò che spesso non si riesce a dire in famiglia o con gli amici, aiutando a riconoscere difficoltà comuni e a trovare soluzioni, contribuendo a ridurre la sensazione di isolamento.
Secondo Change Mental Health, il confronto tra pari può essere un elemento prezioso di un approccio più ampio al benessere mentale, perché consente un dialogo costante tra persone che vivono situazioni simili legate a stress, burnout e altri problemi psicologici. Questo tipo di cura collettiva può anche incoraggiare a cercare supporto professionale quando serve.
2. Pratica la mindfulness
La mindfulness — ad esempio attraverso la meditazione basata sulla consapevolezza — può essere un metodo efficace per gestire lo stress. “La meditazione basata sulla mindfulness può aiutare chi lavora nell’informazione a sviluppare una maggiore resilienza allo stress post-traumatico”, si legge in uno studio del 2019 del Centre for Social and Cultural Research dell’Università di Griffith.
Un report pubblicato nel 2020 da CompareCamp ha rilevato che questo tipo di meditazione può ridurre i sintomi da stress post-traumatico fino al 70%, aumentare la produttività sul lavoro del 120% e ridurre l’assenteismo fino all’85%.
Anche semplici esercizi di respirazione possono aiutare a ritrovare l’equilibrio nei momenti più intensi. Siti come Mindful.org offrono guide dettagliate, utili sia per chi è alle prime armi sia per chi ha già esperienza.
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3. Trova un equilibrio tra lavoro e vita personale
Più facile a dirsi che a farsi. Disattivare le notifiche, ignorare i messaggi di lavoro e staccare davvero non è semplice — ma definire dei limiti, sia interni che esterni, è fondamentale per tutelare il proprio benessere, e anche per continuare a fare questo mestiere con lucidità.
Parti dai limiti che puoi darti da sola o da solo. Stabilisci gli orari in cui lavori e cerca di rispettarli. Potrebbe voler dire niente schermi a letto, niente telegiornali dopo una certa ora, niente email fuori dall’orario di lavoro. Rifletti su quali abitudini ti portano a ignorare questi confini, facendoti finire in una spirale che può portare al burnout.
Imparare a stabilire limiti anche verso l’esterno — con chi lavora con te o ti assegna gli incarichi — è più facile quando hai chiaro che tipo di equilibrio vuoi raggiungere. Una volta definito, comunicalo: puoi ad esempio far sapere che il venerdì sera non sei disponibile, ma che il lunedì risponderai a tutte le email alle 9.
“Quasi tutte le persone che lavorano nel giornalismo, il 96%, dicono di avere difficoltà a ‘staccare’ almeno ogni tanto”, secondo un’indagine di Muck Rack. È un problema diffuso, ma se impariamo a riconoscerlo, possiamo anche iniziare a cambiare abitudini.
4. Chiedi supporto professionale
Contare solo sulla meditazione o sul supporto reciproco non basta sempre: molti problemi legati alla salute mentale possono restare non riconosciuti o non affrontati. Qualunque consiglio tu decida di seguire, cercare un aiuto professionale non deve essere considerato l’ultima spiaggia. Prendersi cura della salute mentale in modo serio può aiutare chi lavora nell’informazione a ritrovare motivazione, migliorare l’umore e continuare a fare il proprio lavoro con più serenità.
Le figure professionali a cui rivolgersi possono essere diverse: counselor, psicologhe e psicologi clinici, psichiatre e psichiatri. Anche se non stai vivendo una crisi, ma hai bisogno di un confronto, puoi prenotare un colloquio: sarà la persona che ti ascolta a guidarti e a proporti un percorso adatto.
Il costo della terapia può sembrare un ostacolo, ma esistono risorse pensate proprio per chi lavora nell’informazione. Il Journalist Trauma Support Network, ad esempio, mette a disposizione elenchi di terapeuti e terapeute con esperienza specifica nel lavoro con giornalisti e giornaliste. Durante alcuni cicli di formazione organizzati dalla rete, è anche possibile accedere a sessioni gratuite per chi ne ha i requisiti.
Il network mette anche a disposizione elenchi di professionisti e professioniste che offrono servizi gratuiti o a costi ridotti, e profili formati rispetto ai bisogni delle persone queer e trans, e capaci di affrontare una vasta gamma di problematiche.
Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese sul sito dell’International Journalists’ Network e viene condiviso qui in traduzione per gentile concessione.
Foto di Anna Shvets via Pexels.com
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