Cosa vuol dire essere freelance nel mondo dell’informazione e della comunicazione oggi? Quanto si lavora? Quanto si guadagna? E quali sono i problemi più comuni? Ecco le vostre risposte.
Tra il 16 febbraio e il 23 marzo 2025, Senza Redazione ha diffuso una nuova edizione del questionario annuale “Domande per chi scrive”, con l’obiettivo di delineare un quadro più chiaro – seppur parziale – del lavoro freelance nell’ambito dell’informazione e della comunicazione in Italia.
L’obiettivo, come sempre, non è “dare i numeri”: i dati raccolti non hanno valore scientifico o statistico. Ma possono servire come strumento di ascolto e confronto, per guardare con più lucidità a esperienze, dubbi e difficoltà che tante e tanti vivono – e spesso condividono.
Un enorme grazie va a chi ha partecipato, offrendo alla comunità nuovi spunti, conferme, domande. A volte, piccoli incoraggiamenti.
Questo questionario non offre soluzioni, ma apre uno spazio in cui riconoscersi e, forse, immaginare nuove direzioni possibili.
D’altronde, i sentieri non esistono finché qualcuno non li immagina e non comincia a percorrerli.
Premesse
Il questionario ha raccolto 342 risposte anonime.
L’unica domanda obbligatoria era la prima: “Lavori come freelance nell’informazione o nella comunicazione?”
- In 37 casi, chi ha indicato di non lavorare come freelance in questo ambito non ha potuto proseguire nella compilazione.
- Le restanti 305 persone hanno avuto accesso all’intero questionario, composto da domande facoltative.
Si è potuto quindi scegliere liberamente se e a quali domande rispondere, in base al tempo, all’energia o alla voglia di condividere. Anche questo fa parte del senso dell’iniziativa: creare uno spazio aperto, non vincolante, in cui raccontarsi senza pressioni.
Per rendere la lettura più semplice, i valori numerici sono stati arrotondati all’intero più vicino (per esempio, 2,3 è diventato 2; 2,8 è diventato 3). Per questo motivo, il totale potrebbe in alcuni casi non corrispondere esattamente al 100%.
I dati e i grafici contenuti in questo report possono essere citati o condivisi, indicando la fonte: Senza Redazione – Domande per chi scrive 2025.
TLDR: 5 cose che emergono dai risultati
📌 Dati raccolti tra il 16 febbraio e il 23 marzo 2025
👥 342 risposte totali, 305 valide*
- Il lavoro freelance non è un’attività occasionale.
Il 64% lavora a tempo pieno. E per molte persone è una carriera di lungo corso: il 32% di chi ha risposto lo fa da più di 10 anni. - Guadagnare resta difficile, anche con molta esperienza.
Il 61% di chi lavora come freelance da oltre 10 anni guadagna meno di 20.000 euro lordi all’anno. Solo una persona ha dichiarato più di 80.000 euro. - Il lavoro c’è, ma è frammentato, e spesso si regge su pochi clienti.
L’80% ha lavorato con 1–5 clienti nel 2024. Tra chi è part-time, questa quota sale all’88%. - Chi ha collaborazioni regolari lavora più ore e guadagna leggermente meglio.
La stabilità, anche se precaria, spesso si costruisce su incarichi continuativi più che su una somma di progetti occasionali. - Il settore è molto eterogeneo: ogni freelance mette insieme competenze, ambiti, fonti di reddito in modo diverso.
Il giornalismo è l’ambito più citato, ma raramente è l’unico. Molti alternano incarichi editoriali, marketing, formazione o consulenza.
*305 persone hanno risposto di lavorare come freelance nella comunicazione e nell’informazione e hanno potuto procedere a compilare il questionario.
Lo stato del lavoro freelance
Delle 305 persone che hanno risposto di lavorare come freelance nell’ambito della comunicazione e informazione:
- 194 persone (64%) lo fanno a tempo pieno
- 111 persone (36%) lo fanno in parte, affiancando questa attività ad altri lavori o fonti di reddito

💼 Esperienza
Il lavoro freelance, per molte e molti, è un percorso che si estende nel tempo.

Solo una piccola parte (6%) delle risposte proviene da chi ha iniziato da meno di un anno. Un 14% si trova nella fase iniziale (1–2 anni), mentre quasi un terzo (32%) ha tra i 3 e i 5 anni di esperienza. La forte presenza di chi ha da 6 a 10 anni di attività (17%) o lavora da oltre 10 anni (32%) mostra una community stabile e competente.
Il part-time resta sempre in minoranza, ma ha un peso relativamente maggiore nella fascia 1–2 anni (è quasi la metà), mentre tra chi ha oltre 10 anni di esperienza, questa quota scende a circa un terzo. Forse per scelta, per equilibri personali, o per la necessità di integrare altre fonti di reddito.
💸 Redditi ed esperienza: un confronto trasversale
La domanda sul reddito è stata quella con meno risposte (298) dell’intero questionario: un dato che racconta quanto possa essere difficile esporsi su questo tema, anche in forma anonima.

Per capire se — e in che misura — l’esperienza nel lavoro freelance corrisponda a un miglioramento economico, abbiamo analizzato la distribuzione del reddito per anni di esperienza.

Nota: Il grafico qui sopra mostra la distribuzione del reddito per tutte le 298 persone che hanno risposto alla domanda, indipendentemente dal fatto che lavorino a tempo pieno o part-time. A seguire, un approfondimento sui dati relativi soltanto a chi lavora come freelance full-time.
Con il passare del tempo, la percentuale di chi si trova nella fascia più bassa (meno di 20.000 euro lordi all’anno) diminuisce progressivamente. Tuttavia, anche tra chi lavora da più di 10 anni, il 61% guadagna meno di quella soglia.
Allo stesso tempo, l’accesso a fasce di reddito più alte — sopra i 40.000 euro — resta marginale, e coinvolge una piccola minoranza, anche dopo molti anni e nonostante l’aumento di clienti e collaborazioni regolari.
Il 94% di chi è freelance part-time è sotto i 20.000 euro lordi annui — un dato atteso, considerando che l’attività freelance spesso si aggiunge ad altri incarichi, progetti o forme di reddito.
Più sorprendente, forse, che anche tra chi è full-time questa soglia non venga superata da quasi sei persone su dieci.
Questo ci dice che anche quando l’esperienza aumenta, i compensi restano bassi. Anche chi lavora da oltre 10 anni rimane spesso sotto i 20.000 euro di reddito lordo.
Il quadro per chi lavora come freelance full-time
Chi lavora come freelance a tempo pieno spesso lo fa da anni — ma questo non sempre si traduce in una crescita economica significativa.
✅ Meno di 1 anno
In questo gruppo, l’80% guadagna meno di 20.000 euro lordi all’anno. Il restante 20% si colloca nella fascia 20.000–40.000 euro.
✅ 1–2 anni
Le percentuale sono simili: l’81% rimane sotto i 20.000 euro e solo il 19% rientra nella fascia successiva. Nessuno supera i 40.000 euro.
✅ 3–5 anni
Con l’aumentare dell’esperienza, si osserva un primo miglioramento:
- 62% sotto i 20.000 euro
- 30% tra i 20.000 e i 40.000 euro
- 6% tra 40.000 e 60.000 euro
- 2% tra 60.000 e 80.000 euro
✅ 6–10 anni
In questa fascia:
- 52% rimane sotto i 20.000 euro
- 39% guadagna tra 20.000 e 40.000 euro
- 6% si colloca tra 40.000 e 60.000 euro
- 3% arriva a 60.000–80.000 euro
✅ Oltre 10 anni
È il gruppo con la distribuzione più ampia:
- 45% sotto i 20.000 euro
- 42% tra 20.000 e 40.000 euro
- 8% tra 40.000 e 60.000 euro
- 3% tra 60.000 e 80.000 euro
- Una persona ha dichiarato un reddito superiore a 80.000 euro
Anche se l’esperienza è un fattore che migliora la distribuzione del reddito, i dati mostrano chiaramente che i compensi restano bassi anche dopo molti anni di attività full-time. La fascia sotto i 20.000 euro rimane prevalente in tutte le classi di anzianità.
📉📈 Come è cambiato il reddito rispetto all’anno precedente?

Abbiamo chiesto alle persone di confrontare il proprio reddito freelance del 2024 con quello del 2023.
Le risposte si distribuiscono così:
- Il 36% ha dichiarato di aver guadagnato più o meno la stessa cifra
- Il 31% ha dichiarato di aver guadagnato di più
- Il 24% ha dichiarato di aver guadagnato di meno
- Il 10% ha selezionato “non applicabile”, ad esempio perché lavora da meno di un anno
Nel complesso, emerge un quadro sfumato: una parte consistente ha visto il proprio reddito aumentare, ma una quota non troppo più bassa ha guadagnato meno — e più di un terzo è rimasto stabile.
Un segnale, forse, della difficoltà di crescere in modo continuativo, ma anche della capacità di molte e molti di mantenere un certo equilibrio, nonostante le oscillazioni del mercato e la precarietà del settore.
Nota: il totale delle percentuali risulta 101 per un arrotondamento all’intero più vicino.
🕣 Quanto si lavora?
Per capire meglio quanto tempo richiede il lavoro freelance, abbiamo analizzato le risposte delle 194 persone che hanno detto di dedicarsi al lavoro autonomo a tempo pieno.

Tra queste, il carico di lavoro settimanale è consistente:
- Il 37% lavora tra le 31 e le 40 ore a settimana
- Il 26% supera le 40 ore settimanali
- Solo una parte lavora meno di 30 ore: il 25% si colloca tra 21 e 30 ore, mentre un 6% lavora tra 10 e 20 ore, e un altro 6% meno di 10
In sintesi: quasi due su tre superano le 30 ore settimanali.Un dato che racconta un impegno lavorativo importante, non sempre corrisposto da una retribuzione proporzionata — come mostrano i dati sul reddito.
💻 Dove si lavora?

Anche quest’anno, il lavoro da freelance si conferma fortemente orientato verso il remoto.
- Il 54% delle persone ha dichiarato di lavorare solo da remoto
- Un ulteriore 37% lavora prevalentemente da remoto, con qualche incarico in presenza
- Solo il 9% lavora soprattutto in presenza
- E appena l’1% lavora esclusivamente in presenza
In totale, quasi il 90% delle persone freelance lavora interamente o prevalentemente a distanza.
Chi lavora in presenza tende a lavorare più ore (soprattutto nella fascia 31–40 o oltre), mentre chi lavora solo da remoto resta più spesso sotto le 30 ore.
Non è una differenza enorme, ma suggerisce che la flessibilità del lavoro da remoto può comportare anche una minore quantità di ore settimanali — forse per scelta, o forse per mancanza di incarichi.
Nota: il totale delle percentuali risulta 101 per un arrotondamento all’intero più vicino.
🤝 I clienti

Alla domanda sul numero di clienti avuti nel 2024 — considerando sia collaborazioni regolari che incarichi occasionali — circa l’80% delle persone ha indicato di averne avuti tra 1 e 5.
Per alcune e alcuni, questo può voler dire avere uno o due clienti principali, con cui si lavora in modo continuativo. Con un rischio piuttosto alto: se un rapporto si interrompe, se un progetto si chiude, se un pagamento tarda ad arrivare, l’impatto può essere immediato e pesante.
Solo il 14% ha lavorato con 6–10 clienti, e appena il 7% ha superato i 10.
Nota: il totale delle percentuali risulta 101 per un arrotondamento all’intero più vicino.
Chi ha più clienti tende ad avere redditi leggermente più alti.
Tra chi ha avuto più di 10 clienti:
- Solo 20% sotto i 20.000€ di reddito lordo
- 55% tra 20.000–40.000€
- 25% sopra i 40.000€
Al contrario, tra chi ha lavorato con 1–5 clienti, ben l’80% ha dichiarato un reddito inferiore a 20.000 euro, e solo il 3% ha superato i 40.000.
Un dato che suggerisce come la diversificazione dei clienti possa aiutare a costruire un reddito più stabile — ma anche che molte persone freelance lavorano in condizioni di forte dipendenza, reggendo la propria attività su pochi incarichi.
🌍 Italia o estero?

La quasi totalità delle persone freelance (93%) ha indicato di aver lavorato prevalentemente con clienti in Italia. Solo il 6% circa ha lavorato con una combinazione di clienti italiani ed esteri, e appena 1% ha dichiarato di lavorare soprattutto con l’estero.
In generale, dai dati raccolti non sembra emergere una correlazione chiara tra provenienza dei clienti e livello di reddito. Un risultato che suggerisce come — al di là della geografia — siano altri i fattori decisivi.
🔍 Come si trovano i clienti
Trovare nuovi incarichi o collaborazioni è uno degli aspetti più impegnativi del lavoro freelance.
Alla domanda* su come si trovano clienti o progetti, le risposte delineano un panorama chiaro: il canale più utilizzato resta il passaparola. L’81% delle persone ha indicato di affidarsi al proprio network personale — segno che le relazioni, anche informali, restano una leva fondamentale.Una parte significativa (39%) ha indicato di cercare incarichi contattando direttamente aziende, redazioni o clienti. Meno diffusi, ma comunque presenti, sono gli annunci di lavoro o bandi (23%) e l’utilizzo di social media o siti personali (19%) come strumenti per farsi trovare.
*Nota: Questa era una domanda a risposta multipla. Le percentuali riflettono la quota di persone che ha selezionato ciascuna opzione.
🤹 In quali ambiti si lavora?
Nel 2024, le persone che hanno partecipato al questionario hanno indicato una varietà di attività, spesso svolte in parallelo.
Tra le più comuni ci sono:
- Giornalismo (stampa, radio, digitale, TV): 62%
- Content marketing (blog aziendali, articoli SEO, newsletter, storytelling di brand): 31%
- Social media (gestione, strategia, content creation): 29%
- Copywriting e scrittura pubblicitaria (pubblicità, marketing, branded content): 23%
- Ufficio stampa e PR: 23%
- Revisione ed editing (correzione bozze, miglioramento testi): 20%
- Formazione e didattica (corsi, workshop, insegnamento): 15%
- Eventi (speaker, moderazione, organizzazione): 15%
- Consulenza editoriale (progettazione di libri, riviste, piani editoriali): 14%
- Podcast e produzione audio: 13%
Nota: Questa era una domanda a risposta multipla. Le percentuali riflettono la quota di persone che ha selezionato ciascuna opzione.
Questi dati parlano di una necessità di diversificazione, ma anche di una certa forma di creatività nel costruire il proprio equilibrio professionale. Il giornalismo resta l’ambito più diffuso, ma nella maggior parte dei casi non è l’unico: molte persone lo affiancano ad altri incarichi.
Non esiste una correlazione forte o sistematica tra ambito professionale e reddito. Alla fine, ciò che sembra contare di più è come si lavora in quell’ambito: con che continuità, con quali clienti, in che condizioni. Un equilibrio fatto di incastri, tempo e opportunità.
💰Fonti di reddito
Abbiamo chiesto alle persone quali siano state, nel 2024, le principali fonti di reddito legate alla loro attività da freelance. Era possibile selezionare più di una risposta, per restituire un quadro più realistico.
- La maggior parte delle persone (69%) ha indicato di lavorare con collaborazioni regolari e continuative.
- Al secondo posto ci sono gli incarichi occasionali, selezionati dal 25%.
- Seguono i progetti personali — come libri, podcast, corsi — con l’8%, e un 9% ha dichiarato di non avere una fonte predominante, ma di bilanciare in modo variabile più attività.
Chi ha indicato collaborazioni regolari ha, in media, redditi più alti rispetto a chi lavora principalmente su incarichi una tantum. E tende a lavorare più ore ogni settimana.
Nota: Questa era una domanda a risposta multipla. Le percentuali riflettono la quota di persone che ha selezionato ciascuna opzione.
🚧 Le sfide principali del lavoro freelance

NOTA: Questa era una domanda a risposta multipla, le percentuali riflettono la proporzione di rispondenti che hanno selezionato ogni specifica opzione.
Il lavoro freelance offre libertà, autonomia, possibilità di scegliere (almeno in parte) tempi e progetti. Ma comporta anche una serie di difficoltà strutturali, che chi lavora in questo modo si trova ad affrontare quotidianamente.
Abbiamo chiesto: quali sono le principali difficoltà che incontri nel tuo lavoro freelance? 305 persone hanno risposto, restituendo un quadro chiaro — e per certi versi allarmante.
📊 Il problema più sentito, con il 78% delle risposte, è ottenere compensi adeguati. Un dato che non stupisce, ma colpisce: quasi otto persone su dieci segnalano che essere pagate il giusto resta la sfida più grande.
📉 Subito dopo, emerge la difficoltà nel trovare clienti o incarichi (65%) e nel garantire una stabilità del reddito (64%). Non basta quindi lavorare: bisogna farlo con continuità, e con condizioni economiche sufficienti a costruire una base solida — cosa tutt’altro che scontata.
⏳ Il 38% delle persone segnala ritardi nei pagamenti, mentre un terzo (33%) fatica a bilanciare il lavoro con la vita personale. Un segnale che la libertà da freelance non sempre coincide con un miglior equilibrio.
Tra le risposte “altro”, alcune hanno sottolineato difficoltà ancora meno visibili ma molto concrete. Una su tutte: la difficoltà a trovare una casa in affitto senza un contratto di lavoro subordinato. Una realtà che solleva domande importanti sul riconoscimento formale e sociale del lavoro autonomo.
✨ Conclusione
Questo questionario non ha l’ambizione di essere esaustivo, né di offrire risposte semplici. Ma prova a restituire una fotografia parziale e sincera di cosa significa lavorare da freelance, oggi, nel mondo dell’informazione e della comunicazione.
E forse, da qui, immaginare altri modi di lavorare. O di lottare per condizioni più giuste. Perché anche se ogni storia è diversa, tante difficoltà sono collettive.
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