di Anna Patton (traduzione di Cristiana Bedei)
Chi sceglie il giornalismo spesso lo fa con la speranza di poter contribuire a un cambiamento positivo. Ma come sostenere una causa importante senza compromettere la propria integrità professionale e, allo stesso tempo, costruire una carriera solida?
Oggi esistono diverse strategie per riuscirci, come dimostra l’esperienza di tante persone che lavorano nell’informazione.
Nel 2020, due ricercatori israeliani hanno individuato una forma di giornalismo che hanno definito “ossessivo-attivista”. Chi lo pratica è mosso da un forte senso di giustizia e cerca di generare un cambiamento in due modi. Da un lato, attraverso il proprio lavoro, continuando a indagare con determinazione i temi che ritiene più importanti. Dall’altro, in modo più diretto, con attività come il lobbying politico o il sostegno a chi si trova in difficoltà. Se mantengono un approccio professionale, queste persone possono offrire un servizio pubblico di grande valore, spiega Zvi Reich, docente di Comunicazione all’Università Ben-Gurion del Negev, che ha condotto lo studio sul tema insieme al dottor Avshalom Ginosar.
Intanto, al London College of Communication è nato un corso di laurea magistrale in giornalismo per la giustizia sociale, un approccio che punta a “rendere il mondo un posto migliore” attraverso l’informazione. Il percorso è stato creato per rispondere a un crescente interesse verso temi come la crisi climatica, le migrazioni e i diritti umani, spiega Vivienne Francis, direttrice di One World Media e docente all’università.
Harriet Grant è una giornalista freelance britannica che si occupa di questioni sociali e diritti umani, con un’attenzione particolare a quelli dell’infanzia. È stata tra le finaliste della prima edizione dei Tenacious Journalism Awards, un premio dedicato a chi riesce a generare un impatto positivo nel Regno Unito.
Pur non definendosi un’attivista, Grant ha ben chiari alcuni obiettivi di cambiamento sociale nel suo lavoro. “Cerco di affrontarli con una mentalità aperta”, racconta. “Per esempio, occupandomi del diritto al gioco per bambine e bambini, mi rendo conto che servirebbero maggiori tutele nelle normative urbanistiche. Così cerco storie che mi aiutino a esplorare il tema e a capire quali potrebbero essere le soluzioni”.
Francis, Grant e Reich hanno condiviso alcuni consigli per aiutare chi si occupa di giornalismo a indirizzare il proprio lavoro verso un impatto positivo. Ecco i principali spunti:
1. Restare fedele ai principi fondamentali
Chi sceglie di sostenere una causa attraverso il giornalismo deve attenersi ai principi fondamentali della professione.
“Non bisogna mai perdere di vista le basi del giornalismo: la verità, l’accuratezza, la capacità di fare domande critiche”, sottolinea Francis.
Secondo Reich, che ha lavorato per 14 anni come giornalista prima di dedicarsi alla ricerca accademica, oggi raccontare la verità è “l’interesse pubblico più grande”. “Siamo immersi in un’informazione piena di interessi di parte e notizie false, quindi serve rigore nel nostro impegno verso i fatti”.
2. Riconoscere i propri bias ed essere trasparente
Più o meno consapevolmente, chiunque prende posizione su determinate questioni, osserva Grant.
“Se racconti storie che mettono in discussione lo status quo, puoi essere percepita come radicale o vicina all’attivismo”, spiega. “Ma è importante ricordare che anche considerare lo status quo come l’unica opzione valida significa prendere una posizione”.
Allo stesso modo, ognuno porta con sé dei bias nel raccontare una storia, aggiunge Reich. La cosa più importante è chiarire dove si colloca il proprio punto di vista. “Oggi nessun supermercato metterebbe in vendita un prodotto senza indicare chiaramente gli ingredienti”, dice. “Allo stesso modo, chi fa giornalismo dovrebbe garantire la massima trasparenza nel proprio lavoro. È diventato uno standard nel modo in cui le persone accedono alle notizie”.
Per riconoscere i propri bias, è fondamentale uscire dalla propria bolla, suggerisce Francis. Leggere fonti diverse e confrontarsi con chi ha opinioni opposte aiuta non solo a comprendere meglio il contesto, ma anche a verificare se le proprie posizioni reggono a un’analisi critica.
Cercare punti di vista diversi può inoltre rendere un articolo più forte e informato. “Non abbiate paura di dare ampio spazio anche alla prospettiva opposta”, sottolinea Grant. “Cercate equilibrio e lasciate che siano i fatti a guidare il giudizio di chi legge”.
Quando prendi posizione in un articolo, chiediti:
- Cosa c’è di sbagliato nella mia argomentazione?
- Cosa direbbero le persone che la pensano diversamente?
Leggi anche: Bias inconsci nel giornalismo: come riconoscerli e affrontarli
3. Ascoltare chi vive il problema e fare ricerca approfondita
Chi si occupa di giornalismo per la giustizia sociale dovrebbe partire dall’ascolto di chi vive direttamente le questioni di cui scrive, suggerisce Francis: “Non c’è punto di partenza migliore delle persone che affrontano ogni giorno questi problemi.”
Chi sceglie di specializzarsi su un tema dovrebbe anche offrire nuove analisi o aggiornamenti, evitando di limitarsi a ripetere ciò che è già stato detto, spiega Reich. “È una sfida enorme. Non si tratta di fare giornalismo di routine”, sottolinea. “Richiede un impegno costante, una dedizione ambiziosa nel tempo e la volontà di continuare a imparare”.
4. Creare relazioni solide, senza dimenticare il proprio ruolo
Costruire un buon rapporto con le fonti è essenziale in ogni ambito del giornalismo. Ma per chi segue lo stesso tema per anni, può essere più complesso. Spesso si resta in contatto con le stesse persone e, in alcuni casi, possono nascere legami personali, spiega Grant.
“È una situazione delicata. A volte è necessario fare un passo indietro e ricordare: sono io a scrivere questo articolo, e decido io come raccontare la storia”.
5. Prepararsi alle difficoltà
Chi sceglie un giornalismo con un forte impegno sociale raramente è alle prime armi, spiega Reich. Spesso si tratta di persone con anni di esperienza, che hanno vissuto con frustrazione il giornalismo tradizionale e deciso di intraprendere un’altra strada. “Conoscono le regole e, allo stesso tempo, hanno le risorse per infrangerle e crearne di nuove.”
Anche se può essere una scelta gratificante, non è un percorso semplice. “Non esiste un manuale su come costruire una carriera nel giornalismo ossessivo-attivista”, aggiunge.
Chi si occupa di giustizia sociale può incontrare scetticismo da parte di colleghe e colleghi, oltre a ostilità dal pubblico. Per questo, avere una rete di supporto è fondamentale, sottolinea Francis. “Anche nel settore, il giornalismo sociale viene spesso considerato meno valido o meno ‘vero’ giornalismo, quindi è soggetto a critiche ancora più dure”.
6. Ricordare che fare la differenza è possibile
Se chi fa giornalismo per portare attenzione su un tema è trasparente e capace di riconoscere anche i fatti che mettono in discussione il proprio punto di vista, può offrire un importante servizio pubblico, spiega Reich.
“Può sembrare idealistico, ma credo che il giornalismo orientato alla giustizia sociale, se fatto bene, abbia il potere di generare un cambiamento reale”, dice Francis. Può migliorare il modo in cui si raccontano tutti i tipi di le storie, per esempio contrastando stereotipi, dando spazio a gruppi sottorappresentati o affrontando questioni delicate in modo etico e consapevole.
Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese sul sito dell’International Journalists’ Network e viene condiviso qui in traduzione per gentile concessione.
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