Intervista a Lara Gigante
“Come diventare” è la rubrica di Senza Redazione che esplora i diversi lavori freelance, raccontati da chi li fa davvero.
di Cristiana Bedei
Cosa vuol dire raccontare un territorio? Non si tratta solo di descriverne i luoghi, ma di dare voce alle storie che lo attraversano, intrecciando cultura, attualità e trasformazioni sociali. È il lavoro di Lara Gigante, che da anni si occupa di giornalismo e comunicazione culturale con un’attenzione particolare alla Puglia, la regione dov’è nata e in cui vive.
Dopo una laurea in Filologia e Letterature dell’Antichità all’Università del Salento, ha approfondito il suo percorso di ricerca tra l’Università di Torino e di Padova, coltivando un interesse per la narrazione della contemporaneità e delle arti visive. Ha frequentato la scuola di scrittura per riviste culturali Il Tascabile di Treccani a Roma. Giornalista pubblicista, collabora con il Quotidiano di Puglia ed Exibart, e ha firmato articoli per testate come Quisalento, Singola.net, ArtsLife e QCode Magazine.
Oltre al giornalismo, ha lavorato nella comunicazione per realtà culturali come Ramdom e Kora – Centro del Contemporaneo, in provincia di Lecce. Collabora con l’ufficio stampa della casa editrice Krillbooks e altre associazioni per la promozione di rassegne editoriali e artistiche.
Nel 2024 ha curato le interviste e il testo introduttivo di MAD – Movimento Autonomo delle Donne, una pubblicazione sulla nascita del primo gruppo femminista separatista di Lecce negli anni ’70.
In questa intervista condivide il suo percorso e cosa significa fare giornalismo di territorio oggi, tra nuove sfide, strumenti digitali e un settore in costante trasformazione.
Come hai iniziato il tuo percorso nel giornalismo? C’è stato un momento in cui hai capito che raccontare il tuo territorio sarebbe diventato il tuo lavoro?
Lara Gigante: Ho iniziato a scrivere in modo spontaneo e, inizialmente, con un po’ di ingenuità. Durante l’università ho realizzato testi critici, fogli di sala e piccoli cataloghi autoprodotti per le prime mostre di amici. Ancora prima, al liceo, avevo scritto una fanzine di musica punk, fatta di interviste e articoli di attualità.
Questa attitudine mi ha accompagnata nel tempo: ho continuato a seguire i miei interessi, collaborando con testate e piattaforme digitali, web radio e lavorando come addetta stampa. Pur mantenendo il focus sulla cultura, mi sono resa conto di quanto questa si intrecciasse con tematiche più ampie, come l’ambiente, il paesaggio, il colonialismo e la geopolitica.
Ho compreso quanto fosse centrale raccontare il territorio frequentando scuole per riviste culturali non locali, notando che le idee che proponevo partivano sempre dall’esperienza diretta e dal luogo da cui provengo. Più che una scelta è stata una rivelazione di qualcosa che non avevo ancora pienamente riconosciuto.
Quali competenze sono indispensabili per chi vuole intraprendere questa carriera?
Lara Gigante: Prima di qualsiasi competenza, è indispensabile il desiderio di conoscere il luogo e il contesto in cui viviamo e agiamo, le storie delle altre persone, che spesso contengono qualcosa di profondamente connesso anche a noi.
A questo si accompagna una pratica della scrittura narrativa e un’attenzione rivolta a ciò che accade intorno, a quelle storie capaci di rivelare un fenomeno, un fermento nuovo o in evoluzione. Fondamentale, quindi, è la curiosità, anche verso ciò che non sembra immediatamente vicino ai nostri interessi.
Credo che seguire attività o fatti che trattano temi trasversali rappresenti un’occasione per compiere un salto di qualità nella costruzione del nostro immaginario. Consolida una visione propria e originale, quella che, alla fine, costituirà la nostra voce e la nostra narrazione: un elemento distintivo che, in qualche modo, fa la differenza e arricchisce il panorama culturale.
Quanto è importante conoscere il territorio e le persone che lo abitano? Come si costruisce una rete di fonti affidabili?
Lara Gigante: Per raccontare un contesto è essenziale conoscere le storie e avvicinarsi alle persone che lo determinano. È altrettanto importante frequentare gli eventi, presentarsi in modo proattivo a chi li organizza e li promuove. Non si può raccontare qualcosa senza un rapporto diretto con chi lo vive e lo fa accadere, che si tratti di storie private, collettive o di festival, rassegne e progetti.
Che si lavori già con una testata o si sia agli inizi, è fondamentale partecipare attivamente e costruire contatti, anche senza la certezza di riuscire a pubblicare un articolo. La caparbietà è la chiave: ogni piccolo passo può aprire nuove opportunità.
Le reti si costruiscono in parte in modo spontaneo, spesso attraverso amicizie che si trasformano in collaborazioni future, e in parte grazie a quel lavoro di relazione costante che ogni giornalista deve fare, giorno per giorno, anche quando ha già un solido network di settore.
Quali strumenti e tecnologie utilizzi oggi nel tuo lavoro?
Lara Gigante: Rispetto agli inizi, quando avevo solo un’agenda – una sorta di indirizzario segreto – oggi ne ho due: una per le to-do list e un’altra per appuntamenti e scadenze.
Per la gestione del lavoro utilizzo Google Workspace, spesso in condivisione con i progetti con cui collaboro, e a volte Slack [una piattaforma di messaggistica per il lavoro in team] e Trello [utile per organizzare i progetti con bacheche e schede], anche se trovo che frammentino eccessivamente il lavoro. I social giocano un ruolo fondamentale, in particolare LinkedIn, utile per scambi diretti, anche con giornalisti e giornaliste che non si conoscono personalmente.
Per il monitoraggio delle rassegne stampa, utilizzo strumenti classici come Google Alerts e Talkwalker Alerts, ma anche piattaforme più specifiche come Medias, particolarmente utile per l’attività di ufficio stampa. Immancabile poi un registratore vocale con microfono per le interviste.
Più che uno strumento, ritengo essenziale un metodo: seguire e iscriversi a newsletter di settore, come Lavori per chi scrive, che offrono informazioni e opportunità preziose, oltre a partecipare a masterclass organizzate da altri freelance o da scuole di giornalismo. Sono momenti fondamentali per ampliare la conoscenza di nuovi strumenti e parametri professionali.
Spesso si dice che il giornalismo locale sia “in crisi”: è davvero così o ci sono nuove opportunità?
Lara Gigante: Non sono sicura che il giornalismo locale sia davvero in crisi, credo piuttosto che stia attraversando una trasformazione. La concezione stessa del ruolo di chi fa giornalismo è cambiata, così come le dinamiche per ampliare le opportunità lavorative, indipendentemente dal luogo in cui ci si trova.
Oggi le possibilità sono complesse e diversificate, proprio come la realtà in cui viviamo. Tuttavia, concentrandosi sui propri interessi, è possibile trovare spazi che creano connessioni tra il territorio locale e il resto del mondo. Gli strumenti a disposizione sono molteplici: dalle masterclass ibride, online e in presenza, ai grant, fino ai premi giornalistici. Ormai, anche dai contesti più remoti, si può contribuire a fornire una visione originale.
Mi sembra, quindi, che stiamo assistendo a una trasformazione, molto accelerata e in costante ridefinizione, del modo in cui concepiamo e viviamo questa professione. È un processo sfuggente, che per questo può somigliare a una crisi.
Che consigli daresti a chi sogna di diventare giornalista e raccontare la propria città o regione?
Lara Gigante: Quando frequentavo una redazione per potermi iscrivere all’Albo, ogni mattina cercavo un comunicato, tra quelli a me destinati, che mi permettesse di scrivere un pezzo in linea con i miei interessi. Ma, come spesso succede, trovavo tutt’altro: fatti o storie completamente estranee al mio mondo. Eppure, questa esperienza mi ha salvata.
Le parole di incoraggiamento sono importanti, ma spesso tendiamo a restare nella nostra comfort zone. Il consiglio che darei è di ampliare il proprio sguardo, senza paura di esplorare temi lontani dai propri interessi iniziali. Essere costretta a conoscere realtà diverse mi ha insegnato il valore della trasversalità, a non sottovalutare esperienze apparentemente distanti e a rendere più accessibile il mio linguaggio, inizialmente influenzato dai miei studi in lettere e filologia classica.
Avrei preferito sentirmi dire questo, invece di ascoltare continuamente che nel giornalismo eravamo in troppi e che non c’era spazio per nuove voci.
Ci sono percorsi di formazione o esperienze che ritieni indispensabili per chi vuole entrare in questo mondo?
Lara Gigante: Per entrare nel mondo del giornalismo, credo che due cose siano indispensabili: leggere molto – in più lingue possibile, per scoprire voci e stili che ci ispirano – e scrivere ogni giorno. Leggere di tutto, non solo ciò che appartiene alla nostra nicchia, ci permette di ampliare gli orizzonti. Scrivere quotidianamente, anche senza un ingaggio sicuro o un pitch pronto, aiuta a sviluppare costanza e a mantenere viva la curiosità.
Per chi non può permettersi master o scuole di giornalismo, esistono molte alternative sul campo, grazie a piattaforme digitali e testate emergenti. Chiunque può scrivere, ma è fondamentale procedere con ostinazione, gestire l’ansia di voler fare tutto rapidamente, e soprattutto, osservare il mondo con curiosità per trovare la propria voce.
Foto credits: Thomas Lanzellotti
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