Affrontare i troll: consigli per chi subisce molestie online

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Una mano appoggiata su una tastiera retroilluminata, illuminata da una luce blu soffusa.

di Cristiana Bedei


Una volta c’erano le lettere di protesta. Poi sono arrivate le email piene di insulti. Con i social media, le molestie sono diventate di domino pubblico e più diffuse: le campagne diffamatorie si sono moltiplicate e il doxxing, ovvero la diffusione di informazioni personali come indirizzi e numeri di telefono, viene usato sempre più spesso, soprattutto contro persone già marginalizzate.

Un’indagine del 2020 condotta dall’ICFJ per l’UNESCO ha rilevato che tre giornaliste su quattro hanno subito violenze online, con rischi ancora più alti per chi appartiene a minoranze. Minacce più recenti, come i deepfake, stanno rendendo la situazione ancora più complessa e pericolosa.

“Pensare al trolling come al lavoro di una sola persona dietro a uno schermo è ormai anacronistico,” spiega Ela Stapley, consulente per la sicurezza digitale al Committee to Protect Journalists. “I metodi usati per colpire chi lavora nei media e le redazioni sono sempre più sofisticati: l’obiettivo è mettere a tacere, distorcere i dibattiti, limitare la libertà di stampa e minare la fiducia del pubblico nelle notizie.” Tra le tattiche più comuni ci sono attacchi organizzati, anche sponsorizzati da governi, e l’uso della disinformazione per screditare fonti affidabili.

La violenza online — un termine che esprime meglio la gravità di questi attacchi — riflette spesso tensioni sociali e politiche. Ha l’obiettivo di controllare il dibattito pubblico e può avere effetti pesanti sulla salute mentale, sulla sicurezza personale e sulla capacità di chi fa informazione di continuare a lavorare. Hackeraggi di account, perdita di accesso agli strumenti di lavoro e campagne mirate possono arrivare a silenziare chi fa giornalismo o persino spingere alcune persone ad abbandonare del tutto la professione.

Il problema è sempre più diffuso. “Un tempo era più facile prevedere chi sarebbe finito o finita nel mirino, come chi si occupava di politica o corruzione,” spiega Ela Stapley. Oggi nessun ambito è al sicuro, soprattutto quando si attivano gruppi numerosi e organizzati, da chi sostiene teorie del complotto a fan di sport o musica.

Chi molesta online spesso raccoglie informazioni personali sulle vittime e le condivide all’interno di comunità, esponendole a rischi che possono protrarsi per giorni o settimane. “Di solito, gli attacchi arrivano a ondate,” spiega Stapley. “Per le donne la situazione è molto più grave: ricevono spesso minacce di violenza sessuale e intimidazioni rivolte alla famiglia, fenomeni meno comuni per gli uomini.”

Nicola Kelly, giornalista pluripremiata che si occupa di immigrazione e asilo nel Regno Unito e autrice del libro Anywhere But Here, ha raccontato la sua esperienza di molestie online. Nel 2023, dopo aver pubblicato un video ricevuto da una fonte che documentava proteste di estrema destra davanti a un hotel per richiedenti asilo, è stata accusata di essere una “traditrice.” Il suo numero di telefono è stato diffuso online, e sono arrivate minacce contro lei e suo figlio. Una persona ha persino affermato di conoscere il nome della scuola frequentata dal bambino.

“Ho sottovalutato i segnali di pericolo, pensando che non avrebbero preso di mira una giornalista e che la mia redazione e la polizia mi avrebbero protetta,” racconta Kelly. Da allora, ha iniziato a occuparsi della sua sicurezza in modo più attento, consapevole che esistono strategie per prevenire e ridurre i rischi.

Ecco alcuni consigli pratici, ispirati ai suggerimenti di Kelly e Stapley, per prevenire e affrontare eventuali attacchi.

Prima di un attacco

Sarebbe meglio agire preventivamente, ma queste misure possono essere adottate anche se le minacce sono in corso, per mitigare le conseguenze.

Controllare la propria presenza online

Il primo passo è verificare quali informazioni personali sono facilmente accessibili online. “Cerca il tuo nome completo tra virgolette su diversi motori di ricerca,” suggerisce Stapley. “Aggiungi anche dati come numero di telefono o indirizzo per vedere cosa è disponibile pubblicamente.” È importante controllare e rimuovere regolarmente i dati sensibili, almeno due volte l’anno.

Anche i profili social vanno rivisti per assicurarsi che non contengano informazioni personali come data di nascita, luoghi frequentati o foto di famiglia. “Per una maggiore sicurezza, è meglio evitare di pubblicare contenuti personali e professionali sullo stesso account,” consiglia Stapley. “Se qualcuno vi accede, potrebbe ottenere informazioni su ogni aspetto della tua vita.” Gli account personali dovrebbero rimanere privati, mentre quelli pubblici andrebbero usati solo per attività professionali.

Prepararsi al peggio

Avere un piano per affrontare eventuali attacchi, come il doxxing, può fare la differenza. Pianifica in anticipo cosa fare, chi contattare e dove andare in caso di emergenza. Avvisa persone di fiducia, come familiari, amiche, amici o colleghi e colleghe, che possano offrirti supporto se necessario.

Quando si è ritrovata sotto attacco, Kelly e la sua famiglia hanno rafforzato i sistemi di sicurezza domestici e informato le persone incaricate della cura del figlio. L’Online Violence Response Hub offre ulteriori consigli per prevenire e gestire situazioni simili.

Durante un attacco

Limitare la visibilità e prendersi una pausa

Dopo l’attacco, Kelly ha reso privati i suoi account su Facebook e Instagram e ha limitato l’uso di X (ex Twitter) ai soli contatti professionali. Anche prendersi una pausa temporanea dai social può essere utile, delegando a una persona di fiducia il monitoraggio dei propri profili per individuare eventuali minacce.

“Coinvolgere familiari, persone fidate o la propria redazione, se si ha un buon rapporto, può fornire supporto prezioso,” aggiunge Stapley.

Usare strumenti dedicati

Esistono piattaforme come TrollBusters, che dal 2015 offre strumenti e formazione per supportare chi subisce attacchi online. Tra le risorse disponibili c’è Navigator, un chatbot basato sull’intelligenza artificiale pensato per fornire aiuto pratico e accesso a risorse legali o professionali.

“Dalla nostra infografica sulle minacce al chatbot su Facebook, dal video esplicativo sui social fino a questo assistente AI, cerchiamo sempre nuovi modi per offrire a chi lavora nel giornalismo le informazioni e i consigli di cui ha bisogno, quando ne ha bisogno,” ha scritto via email Michelle Ferrier, fondatrice di TrollBusters.

Segnalare alle forze dell’ordine

Rivolgersi alle forze dell’ordine per segnalare le minacce può essere utile per creare un fascicolo sul caso, anche se l’efficacia di questa azione dipende dal contesto e dalla regione. “La polizia potrebbe non intervenire subito, ma può documentare gli eventi e costruire una cronologia,” spiega Kelly, che vive nel Regno Unito.

Documentare gli attacchi può essere utile anche per presentare prove alla propria testata o a organizzazioni che si occupano di libertà di stampa e che potrebbero offrire supporto. Per tutelare la propria salute mentale, se possibile, è meglio affidare questo compito a una persona di fiducia.

Proteggere la salute mentale

Uno dei modi più efficaci per ridurre l’impatto delle molestie online è prendersi delle pause. “Chi lavora nel giornalismo passa molto tempo online, ma non è necessario leggere continuamente i commenti negativi,” spiega Stapley. Stabilire confini chiari tra lavoro e vita privata non solo migliora la sicurezza digitale, ma contribuisce anche al benessere mentale.

Non arrendersi

Nonostante le difficoltà, Kelly invita chi lavora nell’informazione a non lasciarsi intimidire. “Chi attacca lo fa perché teme la verità che stiamo raccontando,” dice. “È importante rimanere vigili sulla propria sicurezza, ma anche avere fiducia nel valore del proprio lavoro. Potresti non renderti conto di star davvero facendo la differenza.”

Risorse utili


Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese sul sito dell’International Journalists’ Network e viene condiviso qui in traduzione per gentile concessione.

Foto d Soumil Kumar via Pexels.com


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