9 consigli per coltivare l’equilibrio in vista di un anno di lavoro impegnativo

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Una pila di pietre lisce e bilanciate in primo piano su una spiaggia, con il mare e un cielo blu sfumato sullo sfondo.

di Luba Kassova (traduzione di Cristiana Bedei)


Negli ultimi anni, in tutto il mondo, la pressione sul giornalismo è stata tale da far sentire molte giornaliste e molti giornalisti come su un aereo in preda a una turbolenza.

Negli Stati Uniti, la rielezione di Donald Trump, capace di monopolizzare l’attenzione mediatica come nessun altra figura politica, attaccando duramente chi fa giornalismo e minacciando le testate che lo criticano, ha gettato il mondo dell’informazione in un clima di profonda incertezza. Per chi lavora nel settore, si prospettano anni di verifica incessante delle sue continue dichiarazioni false o prive di fondamento.

L’ansia che colpisce il giornalismo oggi non è un problema solo degli Stati Uniti. In un contesto globale segnato dalla crisi delle democrazie, guerre in corso, calo dei redditi, aumento della povertà, reti di odio sempre più forti e un’emergenza climatica che accelera, come possono giornalisti e giornaliste trovare un equilibrio, dovendo gestire un flusso di notizie inarrestabile con risorse sempre più scarse?

Per trovare risposte, mi sono rivolta a quattro professionisti e professioniste di psicologia, yoga, mindfulness e spiritualità, che insieme vantano oltre 75 anni di esperienza nell’aiutare le persone a rafforzare la propria resilienza.

Ecco i loro consigli per giornaliste e giornalisti alle prese con incertezza, burnout e altre sfide:

1. Trovare un significato nelle avversità: crescere nei momenti di crisi

Il primo consiglio richiama il potente messaggio di Viktor Frankl nel suo libro L’uomo in cerca di senso: anche nei momenti più difficili possiamo trovare un significato che ci aiuti a crescere. Lois Pimentel, psicoterapeuta londinese, e Joey Weber, docente e ricercatore di mindfulness all’Università di Bolton, sottolineano che le avversità, per quanto dure, offrono opportunità di trasformazione.

“Spesso impariamo davvero solo attraverso le difficoltà. Quando tutto scorre senza problemi, andiamo avanti senza riflettere”, spiega Pimentel. Weber aggiunge: “Dal dolore impariamo molto più che dal piacere”.

Per chi lavora nel giornalismo, questo significa vedere i prossimi anni non solo come un periodo di turbolenza, ma anche come un’occasione di crescita personale e professionale. Allo stesso tempo, per sostenere questo processo, sarebbe importante che le redazioni investissero in programmi di supporto alla salute mentale e alla resilienza.

2. Riconoscere e accettare rabbia, ansia e altre emozioni difficili

Silvia Paparello, esperta in scienze cognitive e insegnante di yoga con 25 anni di esperienza, spiega che affrontare momenti difficili inizia dall’accettare le emozioni che mettono alla prova corpo e mente. “Incertezza, paura e rabbia lasciano segni profondi sul corpo e sul sistema nervoso”, afferma.

Guardando alla mia esperienza personale e a quella di chi mi circonda, so che ignorare queste emozioni, una tendenza purtroppo comune nelle società moderne e particolarmente diffusa nel giornalismo, può portare al burnout, a livelli di ansia paralizzante o persino alla depressione.

Un aiuto potrebbe arrivare dalla terapia somatica, una pratica per riconnettersi con il corpo e accettare e comprendere emozioni e sensazioni, senza concentrarsi solo sulla mente.

3. Usare il corpo per calmare la mente

Paparello sottolinea che l’attività fisica è uno strumento potente per gestire lo stress, perché il movimento aiuta a rilassare mente e corpo. “Il nostro sistema nervoso si è evoluto per proteggerci dai pericoli, spingendoci a fuggire o a nasconderci dai predatori”, spiega.

“Non possiamo scappare dai pericoli moderni, ma il nostro corpo conserva ancora quell’istinto. Fare una camminata veloce, per esempio, può aiutare a rilasciare i segnali di allarme. Quando la mente è confusa o spaventata, lasciate che sia il corpo a guidarvi”.

4. Ancorarsi al presente attraverso la meditazione e la natura

Per affrontare lo stress e l’ansia che spesso accompagnano lavori impegnativi come il giornalismo, Melissa Coton, insegnante di meditazione e yoga che vive in Guatemala, consiglia di dedicarsi quotidianamente alla meditazione o a pratiche simili. Questi momenti di presenza possono ridurre la tendenza a rimuginare, che spesso alimenta l’ansia.

Coton sottolinea anche il potere calmante della natura nei momenti difficili, l’importanza di nutrire il corpo con un’alimentazione sana e di creare armonia negli spazi che ci circondano. Joey Weber invita a “uscire ogni giorno alla luce del sole”, evidenziando l’importanza del contatto con la natura. 

5. Costruire comunità di supporto

La complessità della situazione globale offre un’occasione per rafforzare i legami umani, spiega Lois Pimentel, suggerendo di unirsi o creare comunità che promuovano unità e solidarietà. “Se affrontiamo tutto questo da soli, crolleremo. Abbiamo bisogno delle comunità per resistere agli attacchi”, afferma.

Joey Weber aggiunge: “L’ansia prospera nell’isolamento”, un rischio particolarmente alto per chi lavora nel giornalismo, spesso in ambienti frenetici e competitivi. Weber invita a prendersi del tempo per costruire legami più profondi con chi ci circonda. “Partite dai piccoli gesti: connettetevi con la vostra comunità, fate volontariato o semplicemente impegnatevi ad avere conversazioni significative”.


6. Cercare gioia come forma di resistenza

Negli ultimi anni, ho spesso represso la mia gioia, considerandola un lusso in un mondo dove miliardi di persone soffrono. Melissa Coton ha messo in discussione questa visione, sostenendo che concederci di provare gioia sia un’importante forma di resistenza nei momenti difficili (e di protezione contro il burnout, aggiungerei). Nel suo libro Happiness by Design, Paul Dolan sostiene anche che per essere felici dobbiamo trovare un equilibrio tra piacere e scopo. Quando lo scopo prende il sopravvento sulla gioia, si rischia di esaurirsi.

Coton cita il pensiero di Hopi White Eagle, secondo cui ogni crisi ha sia una dimensione spirituale che sociale. “In questa crisi c’è una richiesta sociale, ma c’è anche una richiesta spirituale. Le due cose vanno di pari passo. Senza la dimensione sociale, cadiamo nel fanatismo. Ma senza la dimensione spirituale, cadiamo nel pessimismo e nella mancanza di significato”, osserva.

Proseguendo, Coton spiega che il miglior modo per opporsi alle difficoltà è sperimentare la gioia e celebrare la vita. Citando nuovamente White Eagle, aggiunge: “Non sentitevi in colpa per essere felici in questo momento difficile […] Rimanete presenti e ricordate: è attraverso la gioia che si resiste […]”.  

7. Trovare equilibrio aiutando gli altri

Coton, Paparello e Weber concordano sull’effetto rigenerante e arricchente del volontariato. In tempi di crisi globale, dedicarsi agli altri può diventare un rimedio non solo per chi riceve aiuto, ma anche per chi lo offre.

Il volontariato ci ricorda che speranza e capacità di agire esistono ancora. Per esempio, chi si preoccupa per la povertà alimentare può offrire il proprio tempo in una mensa. Chi teme il declino del pensiero critico può partecipare a programmi che distribuiscono libri ai bambini.

8. Ritrovare un dialogo con chi ha opinioni opposte

Dopo aver sperimentato il dolore e la delusione di una frattura politica con una persona cara, ho chiesto come fosse possibile ricostruire un dialogo nonostante un divario che può apparire insormontabile. Melissa Coton, consapevole della sfida, ha suggerito di vedere questi momenti di rottura come un’opportunità per riconnettersi con l’umanità condivisa, concentrandosi su ciò che unisce piuttosto che su ciò che divide.

Joey Weber offre un consiglio simile: per preservare i legami, è utile concentrarsi su interessi comuni, come la salute o la passione per il cibo, evitando di insistere su divergenze politiche o globali che generano conflitto.

9. Guardare al futuro con una prospettiva storica

Per ritrovare un po’ di ottimismo, Melissa Coton suggerisce di osservare la storia dell’umanità con uno sguardo di lungo termine. Nonostante sia stata spesso segnata da violenze e difficoltà, l’umanità è riuscita a sopravvivere, a evolversi e, in alcuni momenti, persino a prosperare.

Joey Weber offre una visione complementare: i periodi di crisi e contrazione sono sempre seguiti da fasi di espansione e crescita. Anche nei momenti più difficili, credere che la turbolenza di oggi sarà seguita dalla tranquillità di domani può aiutarci ad andare avanti.


Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese sul sito dell’International Journalists’ Network e viene condiviso qui in traduzione per gentile concessione.

Foto di Pixabay via Pexels


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