Come diventare: traduttrice

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Primo piano di Ambra Cavallaro, intervistata, su sfondo grigio.

Intervista ad Ambra Cavallaro

“Come diventare” è la rubrica di Senza Redazione che esplora i diversi lavori freelance, raccontati da chi li fa davvero.

di Cristiana Bedei


Ambra Cavallaro è traduttrice, copywriter e autrice di approfondimenti culturali e musicali. Traduce dal tedesco e dall’inglese e scrive testi di marketing per alcune delle più note aziende internazionali nei settori moda, turismo e beauty.

Nel campo editoriale, ha tradotto due saggi musicali: Depeche Mode : Live, uscito recentemente per Arcana Edizioni, e Oltre il Muro di Berlino per Goodfellas Edizioni, per il quale ha curato anche la compilation Behind the Wall, una raccolta di brani post-punk e new wave inediti di artisti attivi nella Germania Est degli anni Settanta e Ottanta.

Ha inoltre collaborato come traduttrice audiovisiva e sottotitolatrice per film e programmi TV trasmessi su Sky e Rai.

In questa intervista, ci racconta come ha costruito una carriera nel mondo della traduzione e quali competenze e strumenti sono essenziali per chi aspira a lavorare in questo campo, soprattutto con l’avvento dell’intelligenza artificiale. 

Qual è stato il tuo percorso formativo e professionale?

Ambra Cavallaro: Nasco con la vocazione di diventare traduttrice, per un periodo accantonata e poi ripresa. Studiavo ancora Mediazione Linguistico Culturale alla Sapienza di Roma, quando mi sono trasferita a Berlino per un Erasmus che è finito per durare 15 anni. L’idea era quella di perfezionare il tedesco, ma anche di vivere in una città stimolante.

Conseguita la laurea triennale, ho messo in pausa il percorso accademico per prendere un certificato di lingua tedesca di livello C2 (che rappresenta una padronanza completa della lingua) che mi sarebbe servito per accedere ai corsi di magistrale. Ho poi scelto Scienze dei Media, intenzionata a farmi strada nell’ambito giornalistico ed editoriale a Berlino. Purtroppo, però, non potevo permettermi lunghi tirocini full-time non retribuiti ed ero peraltro penalizzata dal non essere di madrelingua tedesca (primo requisito delle redazioni). Spinta da necessità pragmatiche, ho deciso quindi di investire in corsi di traduzione editoriale e audiovisiva, nonché di scrittura creativa e per il web, per dare un taglio più settoriale al mio curriculum e intessere la mia rete di rapporti professionali.

Come hai iniziato a lavorare come traduttrice?

Ambra Cavallaro: Per mantenermi all’università durante il mio Erasmus ho impartito ripetizioni di italiano e inglese in un centro doposcuola di Berlino. Aspiravo a ruoli da traduttrice, ma ero appena ventenne, senza esperienza e le candidature inviate continuavano a cadere nel vuoto. Finché un giorno ho ricevuto una risposta e improvvisamente mi sono ritrovata a tradurre dall’italiano verso il tedesco articoli sul mercato finanziario. All’epoca avevo un livello di padronanza appena intermedio (B1) e, passati alcuni mesi, mi toccò ingaggiare un proofreader per revisionare i miei testi.

A questa prima esperienza è seguito un lungo periodo, durato sette anni, da interprete di trattativa nell’ambito di eventi fieristici, durante i quali ho avuto modo di solidificare le mie competenze tecnico-linguistiche. 

La carenza di vena performativa, il richiamo della parola scritta e un incontro fortuito mi hanno però riportato alla traduzione. Un conoscente mi ha messo in contatto con un’agenzia di marketing di Amburgo a cui serviva una figura freelance che si occupasse di redigere testi in italiano ottimizzati in chiave SEO. Con questa collaborazione, ormai decennale, il mio percorso professionale ha avuto inizio a tutti gli effetti.

Quali sono le competenze chiave per lavorare come traduttrice?

Ambra Cavallaro: Oltre alla conoscenza profonda di almeno una lingua straniera, mi soffermerei sull’importanza del saper scrivere bene in italiano (o qualsiasi sia la lingua di arrivo). Può sembrare banale, ma al giorno d’oggi sono disponibili tantissimi strumenti che abbattono le barriere linguistiche (Deepl e ChatGPT, per citarne due alla portata di chiunque). Pertanto i clienti cercano non tanto una figura in grado di decifrare il significato complessivo di un testo, ma che sappia rendere una determinata idea in forma fluida e appagante per chi legge, nonché corretta e fedele al testo originale.

Padroneggiare la propria lingua di arrivo è una competenza essenziale per farsi strada in un mondo dominato dal “traduttese” meccanico e differenziarsi dai risultati altrimenti ottenibili a costo zero. Una mia professoressa dell’università diceva: “Se un testo non sembra tradotto, è tradotto bene”.

Quali sono le sfide più grandi che affronti nel tuo lavoro quotidiano?

Ambra Cavallaro: Coltivare i contatti con le aziende per cui lavoro già e cercare di prevedere quali saranno i settori che integreranno in maniera predominante l’intelligenza artificiale.

Quando sei freelance e desideri consolidare la tua rete, rispondere alle e-mail e proporre soluzioni alternative in caso non si possano soddisfare nell’immediato determinate richieste è fondamentale. Così come lo è ricordare di tanto in tanto la propria esistenza con un saluto o un augurio di buone feste. Ed è ancora più importante ora che la machine translation si è diffusa a macchia d’olio. Alcune tipologie di testi non passano quasi più per le mani di professionisti e professioniste oppure, al massimo, vengono affidati ad agenzie che offrono compensi risibili con la scusa del “post editing”, perciò bisogna tenersi strette le persone che continuano a scegliere la qualità.

Anche le scadenze rappresentano una sfida non da poco, specialmente quando le campagne e altre pubblicazioni di più clienti si concentrano nello stesso periodo.

E le cose che ti piacciono di più?

Ambra Cavallaro: Mi piace dedicarmi ai progetti editoriali perché, una volta terminati, diventano libri a cui ho dato una voce. Sono da sempre appassionata di sottoculture musicali e sono stata abbastanza fortunata da riuscire a combinare questo interesse con il mio lavoro. Traducendo, per esempio, il saggio Oltre il Muro di Berlino per Goodfellas Edizioni, incentrato sullo sviluppo del movimento post-punk in Germania Est, e curando la compilation collegata al libro (Goodfellas opera in partnership con l’etichetta musicale Spittle Records). Nonostante le peripezie per riuscire a reperire brani amatoriali di artisti ormai nell’ombra, sono fiera di avere dato vita a un prodotto che mi rappresenta. Lo stesso vale per Depeche Mode : Live, un volume fotografico pubblicato da Arcana Edizioni e tributo a una delle mie band preferite di sempre.

Nonostante le note difficoltà dei settori culturali, sono convinta che con la nostra professione possiamo prestare un servizio nobile e contribuire a diffondere storie presso un pubblico più ampio.

Che consiglio daresti a chi vuole intraprendere una carriera nel mondo della traduzione?

Ambra Cavallaro: Innanzitutto, differenziare la propria offerta e “scolpirsi” un profilo. Più servizi si offrono, più sbocchi si hanno. Per esempio, le competenze base in ambito SEO sono molto richieste e contribuiscono a rendere il proprio curriculum competitivo. Poi si possono imparare il sottotitolaggio e l’editing, specializzarsi in uno o due linguaggi specialistici oppure apprendere rudimenti di impaginazione e linguaggio HTML. Inoltre, come dicevo, scrivere bene aiuta a farsi ricordare, quindi frequentare un corso di scrittura può essere una buona idea.

Infine suggerisco di puntare su almeno una combinazione linguistica forte e poco inflazionata, come il cinese o l’arabo. Anche le lingue più “vicine”, tra cui il tedesco e il portoghese, se studiate bene producono buoni frutti. Al contrario, sconsiglio investire dove la concorrenza è alta e i compensi più bassi.

Per quanto riguarda le cosiddette soft skill, credo che puntare su precisione e puntualità possa considerarsi un ottimo punto di partenza per chi desidera lasciare il segno. Al bando i ritardi nelle consegne e gli errori di battitura!

Quali strumenti o risorse ritieni essenziali per il tuo lavoro?

Ambra Cavallaro: I dizionari. Se non avessi il Sinonimi e Contrari e il Dizionario delle Collocazioni sempre a portata di mano, la qualità dei miei scritti ne risentirebbe. Sono strumenti che aprono un ampio ventaglio di possibilità dialettiche e terminologiche, pertanto consentono di arrivare al punto evitando giri di parole e, soprattutto, tediose ripetizioni.

Per tutto il resto, ci sono tante risorse in circolazione pensate per agevolare i flussi di lavoro e alcune di esse sono ampiamente considerate essenziali, tra cui i CAT (Computer-Assisted Translation) Tool (un nome su tutti: Trados), ma credo sia una questione soggettiva.

Sebbene ne riconosca l’utilità nel caso di progetti che necessitano una memoria di traduzione, personalmente li uso solo se richiesti dalle agenzie. Vedere il testo segmentato mi impedisce di seguire un flusso di pensieri coeso, al contrario di quando mi affido al caro vecchio file di testo.

Al di là di questioni meramente tecniche, l’essenzialità è un concetto determinato dall’esperienza e dalle necessità individuali.



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