Come diventare: docente di giornalismo

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Emanuele Franzoso in posa seduta con mani conserte.

Intervista a Emanuele Franzoso

“Come diventare” è la rubrica di Senza Redazione che esplora i diversi lavori freelance, raccontati da chi li fa davvero.

di Cristiana Bedei


Emanuele Franzoso è giornalista e formatore. Dal 2023 insegna come tutor al Master in Giornalismo dell’Università degli Studi di Torino

Nel suo percorso professionale ha collaborato con diverse testate, trattando temi che spaziano dalla cronaca locale all’economia. Dal 2013 al 2018 ha lavorato per Reteconomy, un canale economico su Sky (adesso chiuso), dove ha curato e condotto vari programmi e reportage, tra cui oltre cento puntate di “Non Ci Sono Più Soldi”, un format dedicato a temi sociali e al Terzo settore.

Da oltre 15 anni si occupa di uffici stampa, digital PR e comunicazione aziendale, ambito in cui ha maturato numerose esperienze e collaborazioni, sia con il team di Anice, l’agenzia di comunicazione di cui fa parte stabilmente dal 2021, sia come freelance in qualità di consulente. È stato inoltre presentatore e moderatore in molti eventi nazionali e internazionali.

In questa intervista, ci racconta il suo percorso, com’è arrivato all’insegnamento e quali competenze considera fondamentali per trasmettere il mestiere.

Come hai iniziato a insegnare giornalismo?

Emanuele Franzoso: La prima occasione di cimentarmi con la formazione in maniera continuativa e professionale risale al 2009. All’epoca lavoravo come giornalista di cronaca in una testata locale e mi proposero di coordinare “Giovani in rete”: un progetto dedicato a ragazze e ragazzi dai 18 anni in su con un interesse per il giornalismo e la comunicazione in generale. Erano gli anni dell’arrivo dei primi social e delle webtv. Fu molto divertente e arricchente e così ho deciso di investire in quell’ambito, iniziando a propormi per altri progetti di formazione (giornalismo, comunicazione efficace, media training) rivolti alle scuole di ogni ordine e grado, a enti e aziende. L’ultima ad arrivare è stata l’università.

Dall’anno scorso, infatti, sono tutor al Master di Giornalismo “Giorgio Bocca” dell’Università degli Studi di Torino, la stessa in cui mi sono laureato molti anni fa e dove oggi mi occupo di giornalismo televisivo. Un nuovo biennio è appena iniziato, ogni volta non manca l’emozione, è sempre come il primo giorno di scuola, anche se si è “dietro la cattedra”.

Qual è stato il tuo percorso per arrivare a insegnare?

Emanuele Franzoso: Dopo il liceo scientifico ho proseguito con gli studi universitari in ambito umanistico, a Lettere. Mi sono laureato in Culture Moderne Comparate con una tesi sul ruolo dei media in materia di immigrazione. Come relatore ho avuto la fortuna di avere l’indimenticato cronista Mimmo Càndito.

Tra le esperienze lavorative più significative c’è senza dubbio quella televisiva insieme all’ufficio stampa; due ambiti diversi, entrambi formativi e appassionanti. Come giornalista televisivo ho lavorato per cinque anni per un canale specializzato in economia, Reteconomy in onda su Sky. Qui, ho ideato e condotto oltre 100 puntate di “Non Ci Sono Più Soldi”, format dedicato ai temi sociali e al terzo settore, realizzato reportage e condotto quotidianamente tg, rassegne stampa e approfondimenti.

Oltre tutto questo, c’è il lavoro nel giornalismo più tradizionale. Da 18 anni mi occupo di temi legati al lavoro per La Voce e il Tempo (già La Voce del Popolo), dopo le esperienze a La Repubblica e altri giornali locali. L’ufficio stampa rappresenta un valido mestiere che continua a regalarmi soddisfazioni, mettendomi “dall’altra parte della scrivania”, al servizio di colleghi e colleghe nel giornalismo.

Quali esperienze o qualifiche pensi siano necessarie per chi vuole dedicarsi alla formazione?

Emanuele Franzoso: La cosa più importante è l’esperienza diretta.
Per poter insegnare qualunque materia, anche quelle più teoriche, secondo me è necessario aver affrontato tanti aspetti – positivi, negativi e imprevedibili – che solo nella pratica possono essere sperimentati.

La formazione continua e l’aggiornamento sono aspetti scontati e indispensabili.
Ovviamente occorre anche aver avuto maestre e maestri con capacità, passione e competenza. Sono i modelli a cui ispirarsi.

Come capire se l’insegnamento può essere un percorso adatto?

Emanuele Franzoso: Non è scontato saper trasmettere conoscenze e concetti. Si può essere eccellenti nella professione ma non efficaci nell’insegnamento. Tra i primi segnali da non sottovalutare c’è il feedback che arriva da chi ne usufruisce: studenti e studentesse. Inoltre, come in molti mestieri e attività intellettuali, sembra banale ma serve passione e provare quel “fuoco sacro” da mantenere vivo nonostante le fatiche e le eventuali difficoltà. Non secondario infine l’aspetto economico: ogni professione si può definire tale se retribuita adeguatamente.

È stato difficile pensare di poter insegnare?

Emanuele Franzoso: Direi di no. Trasmettere conoscenze acquisite durante gli studi e sul campo è sempre stato un mio desiderio.

Che consiglio daresti a chi vorrebbe cominciare a insegnare giornalismo e comunicazione?

Emanuele Franzoso: Ogni percorso è a sé. Essendo passato anche io dal complesso periodo della scelta di dove orientare la professione e avendo anche costante contatto con giovani che si mettono in gioco, posso dire che la costanza, quando è possibile metterla in atto, paga. Almeno quasi sempre.

Nei casi in cui a livello economico non sia sostenibile intraprendere un percorso da subito, si può ricorrere a sostenersi attraverso attività parallele. L’importante è non abbandonare mai quello che sentiamo più nelle nostre corde, tanto più oggi in cui il lavoro è in evoluzione e non esistono più percorsi già scritti.


Foto credits: Selene Daniele


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