Fare giornalismo significa raccontare storie al pubblico. Ma per chi lavora da freelance, questo accade solo quando si ottiene un incarico. Ecco perché è fondamentale costruire buone relazioni con le redazioni.
Per instaurare un rapporto stabile con una testata non basta avere idee interessanti. In un settore competitivo, che conta sempre meno posti fissi e sempre più collaborazioni esterne, capire come funziona la relazione tra reporter ed editor può essere utile a garantirsi un flusso di progetti più regolare.
È una dinamica che può sembrare complessa, ma Tim Herrera, ex editor del New York Times e fondatore di Freelancing with Tim, sfata un mito comune: “Spesso l’editor sembra una figura distante, da non contraddire o disturbare. Ma non è così. Qualunque editor ha bisogno di freelance così come chi è freelance ha bisogno di editor”.
Questo è un messaggio incoraggiante per chi fa giornalismo indipendente, soprattutto agli inizi, che invita a proporsi con sicurezza a nuove testate, anche quelle più prestigiose. “Lavorare con studenti o persone con meno esperienza, aiutandole a sviluppare le loro competenze e diventare reporter migliori, è l’aspetto più gratificante del lavoro da editor. Quindi, non abbiate paura di puntare in alto”, suggerisce Herrera.
Con 25 anni di esperienza tra Australia, Medio Oriente e Regno Unito, la editor e writer freelance Georgia Lewis ha sottolineato che una relazione di successo tra chi scrive e chi edita i contenuti si basa sul rispetto reciproco. “Rispetto delle scadenze, dello stile della testata e del brief da parte di chi collabora”, spiega. “E rispetto per il tempo, l’esperienza e le competenze di quella persona da parte dell’editor”.
Ma cosa distingue davvero un giornalista o una giornalista agli occhi di una redazione, oltre a una storia interessante e in linea con la pubblicazione? Herrera e Lewis hanno condiviso alcuni consigli basati sulla loro vasta esperienza per rispondere a questa domanda.
Eccoli.
Affidabilità e continuità
Le redazioni apprezzano freelance su cui possono davvero contare. Secondo Herrera, le scrittura e le competenze pratiche possono migliorare con il tempo, ma l’affidabilità è fondamentale: “Le migliori collaborazioni freelance sono state con persone di cui sapevo di potermi fidare, che avrebbero fatto un buon lavoro”, dice. Questo significa riuscire a rispettare scadenze e aspettative.
Anche se è compito dell’editor adattare un pezzo allo stile e al pubblico della testata, dimostrare una buona comprensione di questi aspetti può essere determinante. Costruirsi una buona reputazione in questo senso può renderci un punto di riferimento, soprattutto quando i tempi sono stretti.
Brainstorming collaborativo
Superare il senso di soggezione e costruire un rapporto di fiducia con chi lavora in redazione può portare a molto più che semplici incarichi: crea uno spazio di collaborazione per discutere idee e affinare prospettive, migliorando il risultato finale.
“Arrivare al punto in cui ti senti a tuo agio nel condividere anche un piccolo spunto con l’editor: è proprio lì che sono nate alcune delle migliori storie che ho pubblicato al New York Times”, ricorda Herrera.
Proposte appropriate
In generale, è meglio non inviare una bozza completa insieme al pitch. Come spiega Herrera: “Così facendo, stai implicitamente dicendo che la storia è finita.” Questo può far pensare all’editor che non ci sia spazio per modifiche e potresti perdere un’occasione”.
Ci sono però due eccezioni importanti, precisa: i pezzi d’opinione e gli articoli che raccontano esperienze personali. I primi di solito richiedono una bozza completa per esporre bene un punto di vista, mentre per i secondi può bastare un pitch più dettagliato. Adattare il nostro approccio in base alla proposta può aumentare le nostre chance di farci notare.
Conoscenza della testata
Lewis mette in guardia da un errore comune tra freelance: non conoscere bene la testata a cui ci si propone con un’idea.
“Bisogna leggere la pubblicazione prima di fare un pitch. Non hai idea di quante volte si ricevono proposte del tutto fuori luogo”, aggiunge. “Il caso più eclatante mi è capitato quando ho lavorato come editor per una rivista di luxury lifestyle per il mercato africano. Ho ricevuto un’idea davvero offensiva per un pubblico cosmopolita e istruito”.
Buona gestione delle tempistiche
Essere puntuali nella consegna è importante quasi quanto la qualità del lavoro. Anche se le scadenze dovrebbero essere ragionevoli, a volte serve rapidità. “Idealmente, dovrebbe essere un’eccezione, non la regola”, dice Lewis, “se l’editor lavora in maniera organizzata non ha bisogno di imporre troppo spesso scadenze pressanti”.
Se pensiamo di non riuscire a rispettare i tempi concordati, dovremmo avvisare l’editor il prima possibile. Le persone capiscono che nella vita gli imprevisti possono capitare, ed è importante dimostrare trasparenza, professionalità e rispetto per il flusso di lavoro della redazione.
Comunicazione e feedback
Collaboratori e collaboratrici dovrebbero sentirsi a proprio agio nel dare feedback o persino mettere in discussione la visione dell’editor se si pensa che ciò possa migliorare un articolo. “L’editor che fa bene il suo lavoro vuole sapere cosa pensi”, commenta Herrera.
Se il pitch prende una direzione che non ci convince, possiamo sempre tirarci indietro. Si tratta di trovare un equilibrio tra preservare la nostra voce e accogliere i suggerimenti editoriali. “Non temere di proporre un nuovo punto di vista, ma accetta se l’editor preferisce restare sul brief originale”, precisa Lewis.
Flessibilità
“Le migliori collaborazioni sono state con chi si prendeva il tempo di capire il brief e non aveva paura di fare domande se qualcosa non era chiaro o l’articolo prendeva una piega inaspettata”, dice Lewis.
Questo è particolarmente importante quando lavoriamo con storie in evoluzione o emergono nuovi sviluppi da interviste e ricerche. Freelance ed editor devono navigare insieme la natura dinamica del giornalismo per ottenere il miglior risultato possibile.
Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese sul sito dell’International Journalists’ Network e viene condiviso qui in traduzione per gentile concessione.
(Foto di brotiN biswaS via Pexels)
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